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Diritto di critica | October 16, 2019

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Le aziende giapponesi chiudono in Cina, gli Usa mediano sulle Isole Senkaku

Le aziende giapponesi chiudono in Cina, gli Usa mediano sulle Isole Senkaku

La rabbia della popolazione cinese non è rimasta priva di reazioni. Sono molte, infatti, le aziende giapponesi in Cina, tra cui i grandi nomi della tecnologia, che hanno preferito chiudere, temporaneamente, stabilimenti e punti vendita per le manifestazioni dei giorni scorsi. Per risolvere la disputa tra i due paesi, sulla sovranità delle Isole Senkaku, sono scesi in campo gli Stati Uniti, con il Segretario alla Difesa Leon Panetta due giorni fa in visita in Asia. La visita di Panetta è avvenuta negli stessi giorni in cui migliaia di manifestanti cinesi sono scesi in piazza, in segno di protesta, contro l’annuncio del governo di Tokyo di aver acquistato le tre isole contese da una famiglia giapponese che ne detiene i diritti di sfruttamento.

Le grandi aziende giapponesi, disposte sul suolo cinese, tra cui i grandi nomi della tecnologia, hanno preferito temporaneamente chiudere stabilimenti e punti vendita per le manifestazioni dei giorni scorsi. La Panasonic, per esempio, ha sospeso la produzione nello stabilimento di Qingdao a causa di un incendio. La Sony ha scoraggiato i propri dipendenti dall’effettuare viaggi d’affari che “non siano strettamente necessari”. La Canon ha sospeso le attività in tre stabilimenti su quattro nel paese. Molti rivenditori hanno, poi, chiuso i loro esercizi commerciali per proteggere i propri dipendenti. Come Uniqlo, una marca di moda giapponese molto popolare anche tra i giovani cinesi.

Gli Stati Uniti temono che la tensione tra i due paesi possa avere ripercussioni sulle relazioni commerciali. Mentre proseguivano le manifestazioni di protesta, il governo cinese ha cercato di smorzare il risentimento anti-giapponese con la rimozione di commenti provocatori apparsi su internet, di alcune fotografie delle proteste e minacciando l’arresto per chi diffonda materiale su questo tema. Le autorità cinesi hanno detto di aver portato in carcere dieci persone per atti vandalici, altri sono stati arrestati per aver appiccato diversi incendi in una fabbrica di elettronica giapponese e in una concessionaria d’auto.

Gli Stati Uniti hanno rifiutato di prendere una posizione ufficiale sulla vicenda ma, per il trattato di sicurezza stipulato con il Giappone nel 1951, sono pronti a venire in aiuto del loro alleato qualora fosse attaccato dalla Cina. Proprio il governo di Pechino ha ritenuto la vendita delle isole, circondate da enormi giacimenti di gas naturale, una violazione della sovranità. La Cina è il più grande partner commerciale del Giappone, visto che lo scorso anno gli scambi tra i due paesi hanno fatto registrare un record di 263 miliardi di euro.

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