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Diritto di critica | September 20, 2020

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La Georgia delusa sceglie il suo Berlusconi dell'est

Quella del 2003 sarebbe dovuta essere la rivoluzione pacifica che avrebbe condotto la Georgia verso la democrazia. Ma dalla deposizione del presidente Shevardnadze ad oggi, la speranza ha lasciato spazio alla delusione. La Georgia, contesa da Usa e Russia per il controllo di una delle zone geopolitiche più importanti del pianeta, ha visto il suo piano di democratizzazione e di crescita economica perdersi tra conflitti e dissidi interni ed esterni.

Dall’illusione alla delusione. Così, oggi della rivoluzione morbida di Saakashvili rimane ben poco. Per colpa dello stesso presidente – che in molti descrivono come un uomo vittima dei suoi deliri di onnipotenza –, per colpa di scelte scellerate che hanno portato al conflitto con la Russia nel 2008, e per colpa della debolezza dell’America e di quella parte di Europa che non sono riuscite a creare i presupposti per rafforzare il piccolo paese caucasico, per il quale passano importanti forniture energetiche per molti paesi del Vecchio Continente.

La Russia fa paura. Lì si è giocata una partita che è finita senza vinti né vincitori sul piano formale, ma con la Russia che ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo internazionale attivo. Con Obama, inoltre, gli Usa hanno abbandonato quella politica aggressiva ai confini del gigante euro-asiatico, lasciando che questo imponesse la propria presenza attiva lungo i confini della Ue. I primi a farne le spese, ovviamente, sono stati i georgiani.

Bye bye America. Il sogno si è così interrotto. Ora inizia l’epoca della nuova Georgia. Alle elezioni dello scorso finesettimana ha trionfato l’opposizione guidata dal miliardario Ivanishvili. E il presidente Saakashvili non ammette la sconfitta. Ora il rischio è che si ripeta lo scontro istituzionale del 2003 che ha messo a rischio la stabilità del paese. Un nuovo scontro potrebbe avere risvolti drammatici vista la situazione in Ossezia (occupata di fatto dalla Russia) e la crisi economica che sta procurando grossi problemi sociali. Inoltre, sul voto è pesato lo sdegno prodotto dai video di torture in carcere trasmessi da emittenti vicine all’opposizione. Sta di fatto che la Georgia di oggi non è quella sognata dai seguaci di Saakashvili, quando fu deposto Shevardnadze, ingombrante figura del vecchio regime comunista ed ex ministro degli Esteri dell’Urss. E per questo ora i georgiani si affidano ad un Berlusconi dell’est che però potrebbe cambiare linea in politica estera, preferendo il gigante russo al lontano – sempre più lontano – amico americano.

Twitter: @PaoloRibichini

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