Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 22, 2019

Scroll to top

Top

Il Pdl è imploso, ma il Pd non vincerà le elezioni

Il Pdl è imploso, ma il Pd non vincerà le elezioni

Questa volta il colpo lo hanno sentito. A due settimane dagli scandali in regione Lazio, il Pdl precipita nel burrone. Vola, invece, il M5S di Beppe Grillo che già una settimana fa aveva invertito il proprio trend negativo. Vola così in alto da attestarsi come secondo partito. Complessivamente, l’intero arco parlamentare sembra indirizzato verso una vera e propria balcanizzazione.

Il Pdl come il Psi. Il Pdl, come il Psi tra il 1992 e il 1994, sta implodendo. Complice Fiorito, il partito unico del centro-destra di fatto non esiste più. Come non esiste più quella maggioranza che aveva vinto le elezioni quattro anni e mezzo fa. Lega e Pdl insieme arrivano oggi al 20%, molto meno dello stesso Pd, in calo ma ancora sopra il 25% (-1,1% in una settimana). E pensare che insieme avevano vinto le elezioni aggiudicandosi il 45,7% nell’oramai lontano 2008.

Grillo alla ribalta. Cresce ancora – e probabilmente a scapito del Pdl – anche Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 Stelle. Secondo Swg il M5S si attesta oggi al 19,6%, superando di nuovo il Pdl. Anzi, allungando dello 0,5% in una sola settimana su Pdl. Ovviamente l’opinione pubblica, insofferente nei confronti di scandali e ruberie, guarda al comico genovese che è apparentemente riuscito a lasciarsi alle spalle i contrasti interni (o forse è riuscito solo a rinviare un confronto che probabilmente sarà prima o poi necessario).

Pd in calo, pesa il dibattito sulle regole delle primarie. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Infatti, il Pd sta lentamente ma quasi inesorabilmente perdendo credibilità agli occhi dell’elettorato. Secondo Swg, nonostante la dissoluzione del Pdl, anche il Pd vede calare le proprie preferenze. È, anzi, il partito che in quest’ultima settimana ha perso di più, calando dal 26,1% al 25%. Pesa certamente la vicenda delle primarie, percepite dall’opinione pubblica non più come un confronto democratico all’interno di un centro-sinistra che di fatto non esiste, ma come una guerra intestina al partito. Ma non sono le uscite di Renzi il vero problema, quanto il dibattito relativo alle primarie e alle sue regole. Il sindaco di Firenze potrebbe vincere la sfida con Bersani se si dovesse trattare di una sfida aperta al voto di tutti i cittadini, senza limitazioni e registro dei votanti. In quel caso i sondaggi danno il giovane Matteo vincitore sul segretario Pd: 29% contro il 26% con 4 milioni di elettori. Ma, viceversa, con regole più rigide – e quindi con una platea più ristretta – vincerebbe Bersani (37% contro il 29% di Renzi). E la volontà dei bersaniani di cambiare le regole fuori tempo massimo, viene percepita dall’elettorato come la necessità da parte dell’establishment di proteggere se stesso.

Di Pietro e Vendola non aiutano, il Pd non vincerà. A complicare la vita del centro-sinistra – semmai dovesse essere rispolverata la foto di Vasto, ipotesi non del tutto peregrina visti i toni più concilianti di Di Pietro – è il calo di Sel e Idv. Nelle varie fluttuazioni fisiologiche – che per questi due partiti sono comprese tra il 5 e il 6% – si può leggere un trend che li vede sempre più appiattiti sulla soglia del 5%. Oggi la foto di Vasto vedrebbe, con un premio al primo partito/coalizione del 13%, un risultato complessivo che può oscillare tra il 48 e il 49%. Quindi niente maggioranza parlamentare. A questo punto potrebbe entrare in gioco l’Udc di Casini che sembra intenzionato (se si sceglierà, come sembra, un sistema proporzionale) a correre da solo. Paradossalmente il Pd oggi vincerebbe almeno alla Camera con la vecchia legge elettorale, il tanto vituperato porcellum.

Twitter: @PaoloRibichini

Comments

  1. guglielmo

    è abbastanza triste e parecchio preoccupante come gli stellini siano faziosi…