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Diritto di critica | October 14, 2019

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Primarie e veleni, "Dietro Renzi Israele e la destra Usa"

Primarie e veleni, “Dietro Renzi Israele e la destra Usa”

È l’ora dei veleni. Dopo che tra Renzi e Bersani è scoppiata la pace e c’è stata la favorevole apertura dell’Assemblea del Pd alla candidatura del sindaco di Firenze, dall’establishment del partito ecco i primi colpi bassi. Fango, più che altro.

Renzi e il fango “anti-semita”. “Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana”, dicono dalle parti del Pd. Quasi come se la vittoria di Renzi possa cambiare chissà quale scenario internazionale. Si chiamano primarie ma non siamo a Denver o a Seattle. Renzi si muove tra Isernia e Matera, nella provincia italiana dimenticata. Eppure strane teorie complottiste sono state sollevate dal bersaniano Ugo Sposetti, ex tesoriere del partito, il quale ha accusato il sindaco di Firenze di aver speso già la cifra folle di 2 milioni e 35 mila euro. “Renzi prende i soldi anche dall’estero”, spiega. Ma non dice da dove. Ma nei circoli gira voce che i soldi arrivino da Tel Aviv e da Romney, anche se non è chiaro perché avrebbero interesse, questi, a finanziare il giovane Matteo. Voci e fango, prima di tutto. Al Pd lo hanno imparato da Berlusconi. E perché non infarcire il tutto con un po’ di “sano” anti-semitismo? D’altronde al Nazareno c’è ancora chi ha qualche problema con gli ebrei. Vecchia storia, più vecchia di Israele.

Primarie low cost, per Matteo solo 60mila euro. Renzi evita di replicare ma avverte Sposetti: “Se continua così lo porto in tribunale, voglio proprio divertirmi”. Quello che al permaloso sindaco di Firenze proprio non va giù è di essere accusato di sperperare soldi in un periodo di crisi. Sul sito di Renzi si possono vedere il nome dei finanziatori (che abbiano autorizzato la pubblicazione del nome) e i soldi raccolti. Per ora risultano 60 mila euro e a breve saranno pubblicate le spese sostenute dal candidato, anche perché, al di là di alcune eccezioni, sono i comitati locali a raccogliere fondi per organizzare i vari eventi, mentre gli hotel dove risiede il giovane Matteo vengono pagati con il suo stipendio. Inoltre, tutta l’organizzazione si tiene in piedi grazie al lavoro di volontari. Persone stipendiate sono solo due e lavorano nell’ufficio stampa. Renzi ha, poi, rifiutato qualsiasi aiuto dal partito, sia in termini organizzativi che economici. Ma 60 mila euro non sono un po’ pochi? Nel 2005 con Prodi fu stabilito un tetto di spesa di 300mila euro per candidato, mentre nel 2007 250 mila. È sempre Sposetti a sollevare il dubbio: “Io so come funzionano certe cose, con quei soldi ci paga appena le merendine”.

Bersani, senza aiuti di partito. Ma anche i renziani non risparmiano stoccate a Bersani: “Sarà vero che il segretario non utilizzerà i mezzi (e quindi i soldi) e le persone del partito per la sua campagna elettorale?”. Intanto, nel segno della sobrietà Bersani non usa più l’auto del partito ma solo quella di scorta; “obbligatoria”, dicono. E per i finanziamenti? “Ci sarà una raccolta online, come quella di Bersani”, tutto rendicontato, giurano.

Vendola, il candidato scomodo a “zero euro”. E mentre i Bersani e Renzi continuano a punzecchiarsi a distanza in questa che più che una pace appare una guerra fredda, spunta Nichi Vendola. “Le idee di Renzi andrebbero rottamate”, spiegava qualche giorno fa intervistato da Maria Latella a Sky tg24. Ma per il presidente della Puglia la campagna elettorale si fa dura. “Le casse sono vuote, non abbiamo gruppi industriali dietro”, rivela. “Ci vedono come una minaccia, noi ci reggiamo sul volontariato”. Eppure le sale andranno affittate, come un palco e i maxi schermi. Con quali soldi?

Comments

  1. PaoloRibichini

    No…questo è vero in altri paesi, non in Italia. Purtroppo ricordiamo quanti funzionari dello stato e politici che hanno fatto il proprio mestiere seriamente sono finiti morti ammazzati, per mano della mafia e delle brigate rosse