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Diritto di critica | July 16, 2019

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I furbetti del Progetto C.A.S.E.: a L'Aquila festini e appartamenti in affitto

I furbetti del Progetto C.A.S.E.: a L’Aquila festini e appartamenti in affitto

di Liliana Farello

Più di tremila nuclei familiari sono ancora in attesa di una sistemazione definitiva, dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila ormai tre anni e mezzo fa. Nel frattempo, invece, quasi il doppio delle famiglie ha percepito il Cas (contributo per l’autonoma sistemazione) molti senza averne diritto: non avrebbero infatti comunicato all’amministrazione di aver trovato un alloggio, continuando a percepire il finanziamento per un totale di quattro milioni di euro persi dal Comune.

Emergenza propizia. Comoda, da questo punto di vista, la situazione di emergenza nell’immediato post-sisma, che ha reso necessaria l’autocertificazione della propria condizione familiare ed economica. Il fine era quello di snellire la burocrazia e permettere uno smistamento rapido ed efficace in relazione ai danni occorsi; l’effetto collaterale è stato quello di aver favorito chi, senza alcuno scrupolo di coscienza, ha pensato di approfittarne, dichiarando di meno per ottenere di più.

C.A.S.E. per tutti, anche per i parenti. I tempi però stringono e i soldi non sono infiniti: con il 2012, infatti, finirà anche l’erogazione dei contributi (e dopo?). Proprio per questo è stato necessario il recente censimento che ha portato alla luce non poche illegalità nel capoluogo abruzzese. Quella del Cas infatti non è che la punta dell’iceberg, perché le possibilità di lucrare non sono finite qui: anche per ricevere un’abitazione del progetto C.A.S.E. (destinate a chi ha riportato i danni più ingenti dal sisma, ovvero coloro le cui case sono e resteranno a lungo inagibili) è bastato dichiarare meno (molto meno) rispetto al reddito effettivo, ed ecco una casa in montagna per i parenti venuti a passare le vacanze o un fine settimana (si parla anche di feste notturne, stando ai resoconti di chi ha sporto denuncia). C’è stato anche qualcuno che invece ha avuto l'”accortezza” di lasciarla vuota; mentre altri, per evitare lo “spreco”, hanno affittato il proprio Map (modulo abitativo provvisorio) di nascosto dal Comune… ma non dai vicini.

Le prime denunce. I furbi infatti non potevano sperare di passare inosservati. Infatti è stato proprio per via delle segnalazioni da parte dei vicini che l’assessore all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini ha iniziato a verificare volta per volta i casi di cui è pervenuta notizia. Un lavoro durato diciotto mesi, ma che ha portato i suoi frutti: una cinquantina di denunce e ritiro immediato degli appartamenti, da consegnare a chi invece stava ancora aspettando.