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Diritto di critica | September 20, 2020

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Down, solo il 13% ha un'occupazione. "Ma il lavoro è uno strumento di integrazione"

Down, solo il 13% ha un’occupazione. “Ma il lavoro è uno strumento di integrazione”

Avere la sindrome di Down e lavorare come le persone “normali”: un binomio possibile? Secondo il CoorDown – il coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down – non è soltanto possibile ma anche auspicabile, in nome di un sempre più concreto inserimento nel mondo del lavoro e di un superamento dei forti pregiudizi che ancora permangono nei confronti delle persone affette da tale sindrome. Questo il messaggio che CoorDown ha lanciato domenica 14 ottobre, nell’ambito della giornata nazionale delle persone con sindrome di Down patrocinata dal presidente della Repubblica, con lo slogan “Siamo differenti. Tra noi”.

Nel nostro Paese vivono circa 38 mila persone affette dalla sindrome di Down, ma secondo i dati in mano al CoorDown «soltanto il 13% di essi ha un’occupazione – spiega il coordinatore nazionale Sergio Silvestre -. Nei confronti di chi ha una disabilità intellettiva esistono ancora pregiudizi, per cui diventa più difficile l’inserimento al lavoro. Non tutti, però, sono uguali: alcune persone non sono in grado di lavorare, ma altre sì e devono poter avere le stesse opportunità in base alle loro capacità e al percorso formativo svolto». E’ l’attualissima tematica del lavoro dunque quella scelta per l’edizione 2012 della Giornata Nazionale: in un periodo nel quale il lavoro pare spesso ben lungi dall’essere considerato un diritto, si è voluto puntare l’attenzione sulle possibilità di riscatto che il lavoro può e deve offrire a tutti, anche alle persone cosiddette “diverse”: «il CoorDown – si legge infatti sul sito del coordinamento –  ha scelto il tema del lavoro per rilanciare con forza la necessità per le persone con sindrome di Down di avere gli stessi diritti e le stesse opportunità di chiunque altro. Lo slogan di quest’anno, “Siamo differenti. Tra noi” vuole ribadire l’importanza di una cultura della diversità e l’unicità di ogni persona, contro i pregiudizi che ancora accompagnano la disabilità».

Per la campagna di comunicazione avviata in occasione del 14 ottobre, sono stati proprio otto ragazzi affetti da sindrome di Down a raccontare la loro esperienza nel mondo del lavoro: da Alice che è commessa in un negozio di calzature a Sandra (impiegata in un asilo nido), da Spartaco e il suo lavoro in un’azienda metalmeccanica a Francesco, direttore di sala in un fast food. Insieme a loro anche  Matteo, Giorgia, Nicola e Simone, per i quali l’integrazione lavorativa è una realtà e il primo, indispensabile passo anche per una piena integrazione sociale. «Quando lavorano, queste persone dimostrano di saperlo fare con impegno, puntualità e precisione – spiega ancora Silvestre -. Per questo chiediamo alle aziende di metterle alla prova e alle istituzioni maggiore sostegno per favorire il loro inserimento, perché il lavoro è uno strumento importante per avere una vita autonoma e un futuro dignitoso».

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