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Diritto di critica | August 13, 2020

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Quell'affare miliardario tra Iraq e Russia

Affare miliardario tra Iraq e Russia. Il governo iracheno ha infatti sottoscritto una serie di accordi con Mosca per l’acquisto di armi ed attrezzature militari per un valore di 4,2 miliardi di dollari, facendo così della Russia il secondo fornitore di armi all’Iraq dopo gli USA e diventando così il secondo paese importatore di armi russe dopo l’India. In aggiunta vi sarebbero trattative in corso per l’acquisto di Mig-29 M/M2 e se l’affare dovesse andare in porto il governo iracheno potrebbe molto verosimilmente ritrattare l’acquisto di aerei F-16 americani.

Una situazione che preoccupa  in particolar modo sia USA e NATO che Turchia e Arabia Saudita le quali interpretano tale mossa come un potenziale pericoloso allineamento del governo iracheno non solo con la Russia, già principale esportatrice di materiale bellico per Iran e Siria, ma conseguentemente con l’asse sciita.

Il premier iracheno Nouri-al Maliki ha affermato: “per quanto riguarda le nostre politiche di acquisto non chiediamo consigli a nessuno. Non abbiamo alcuna intenzione di essere manipolati per interessi di altri….Abbiamo buoni rapporti sia con gli Stati Uniti che con l’Iran. Non vogliamo vivere circondati da costante conflitto. Acquistiamo armi a seconda delle nostre esigenze”.

Alcuni analisti affermano che dietro tale accordo vi sono motivazioni prettamente economiche sottolineando quattro fattori: 1-le armi russe sono più a buon mercato rispetto a quelle statunitensi; 2- l’Iraq è stato per anni cliente di Mosca ed ha ancora parecchio materiale bellico russo che necessita il ricambio di pezzi; 3- le trattative con gli Stati Uniti vanno a rilento in quanto l’amministrazione Obama non si fida di Al-Maliki; 4- l’Iraq dispone unicamente di armamento leggero ed ha bisogno di ricostituire in fretta il proprio esercito per difendere i confini e mantenere l’ordine all’interno del paese.

La tempistica degli avvenimenti porta però a fare alcune considerazioni; la sfiducia del governo statunitense nei confronti di Al-Maliki è dovuta principalmente alla posizione ambigua del suo governo per quanto concerne la situazione siriana. Se da una parte il premier iracheno ha dichiarato una posizione di neutralità, dall’altra rifornisce regolarmente il regime di Assad con tonnellate di petrolio a prezzi scontati tant’è che, secondo fonti del Financial Times, nei mesi di giugno e luglio 2012 l’Iraq ha trasferito due carichi per il valore di 14 milioni di dollari. In aggiunta l’Iraq è stato più volte accusato da Washington di permettere ad aerei iraniani carichi di armi e rifornimenti destinati al regime di Assad di sorvolare il proprio spazio aereo.

Ciò non deve sorprendere considerato che l’Iraq è un paese a maggioranza sciita; due delle città sante sciite, Kerbala e Najaf, si trovano nella parte meridionale del paese e sono costante meta di pellegrinaggio. Lo stesso Nour al-Maliki è di confessione sciita e durante il regime di Saddam Hussein trovò rifugio prima in Iran e poi in Siria.

E’ dunque comprensibile che gli sciiti iracheni osservino con preoccupazione gli sviluppi della guerra in Siria e della crisi nucleare iraniana in quanto una potenziale caduta del regime di Assad e un indebolimento dell’Iran metterebbe a repentaglio l’asse sciita in Medio Oriente.

La Russia dal canto suo è altrettanto preoccupata in quanto con la potenziale caduta di Assad rischia di perdere il suo principale alleato ed acquirente in Medio Oriente ed ha dunque bisogno di trovarne un altro al più presto, dunque perché non approfittare della sfiducia di Washington nei confronti del governo iracheno?