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Diritto di critica | September 23, 2020

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Emilia e l'Aquila, non tutti i terremoti sono uguali - Diritto di critica

L’Emilia “ha reagito meglio al sisma” rispetto all’Aquila. Così il capo della Protezione Civile Gabrielli commenta il decreto di ripartizione dei fondi pubblici ai terremotati: 91 milioni di euro firmati ieri da Monti, di cui 10 milioni destinati al capoluogo abruzzese. Cialente, sindaco dell’Aquila, non ci sta: “la nostra tragedia si chiama burocrazia”. Ancora travagliato il processo Grandi Rischi, la difesa chiede l’assoluzione totale.

Il premier Monti ha fimato ieri il decreto per la ripartizione dei fondi alle zone terremotate. Le risorse – si legge nella nota diffusa da palazzo Chigi – ammontano a 91 milioni di euro e derivano dalla riduzione dei contributi in favore dei partiti politici, come previsto dalla Spending Review di luglio 2012. “In particolare sono interessati dal provvedimento i comuni colpiti dal terremoto nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo il 20 e 29 maggio 2012 a cui sono destinati oltre 61 milioni di euro; i comuni dell’Umbria a causa del sisma del 15 dicembre 2009 a cui sono destinati 20 milioni di euro, e, infine, gli eventi simici che hanno interessato la provincia dell’Aquila e gli altri comuni a cui sono destinati 10 milioni di euro“. Una differenza di fondi giusta: il sisma emiliano è il più recente, ed ha ricevuto meno finanziamenti e attenzioni rispetto agli altri due.

La battuta infelice di Gabrielli, l’attuale capo della Protezione Civile, stigmatizza una popolazione che non se lo merita. “Gli emiliani hanno reagito meglio: certo, ci sono molte cause per i ritardi della ricostruzione” (all’Aquila, ndr), “ma anche il territorio ha le sue responsabilità. E’ sempre facile dar la colpa ad altri, a chi sta fuori”. Certamente, il sindaco Cialente e il presidente della Regione Chiodi si son dati battaglia su ogni possibile aspetto del sisma aquilano, rallentando il rallentabile: ma a monte, c’è stata l’operazione di marketing elettorale più grande dell’ultimo decennio. L’Aquila è rimasta paralizzata perché così doveva rimanere, fino al G8 fortemente voluto da Berlusconi e oltre. I puntelli del centro storico – inutili e costosi – contro i progetti faraonici di new town sperdute nel nulla: questo è stato il dramma “burocratico” dell’Aquila.

Non sono paragonabili le due esperienze di sisma, né per impatto, né per risorse industriali, nè per tempi di ricostruzione. All’Aquila chi voleva ricostruire si è visto portare via di forza, “perché è tutto inagibile”: in Emilia, si è demolito ciò che non reggeva e si è ripartiti. Le istituzioni locali della Padana hanno avuto lo spazio di manovra giusto, perché la Protezione Civile ha fatto quel che doveva fare: aiutare nell’emergenza. Non tentare di costruire un “nuovo sogno abitativo”.

Resta poi il processo Grandi Rischi a dividere le due esperienze. Il 22 ottobre la prossima udienza, che vede sul banco degli imputati i membri della commissione che doveva stabilire, prima del sisma, se allertare la popolazione aquilana o no: e che a sisma avvenuto produsse un documento falso, con una serie di indicazioni per trovare salvezza. La difesa chiede la totale assoluzione degli imputati, perché “son 7 cristi a cui si vuol far pagare un evento non evitabile”. Ma che sapevano, e hanno taciuto, starà al processo dimostrarlo.

Comments

  1. Ho visto l’Aquila di persona, la prima volta un anno dopo il sisma e la seconda circa un anno fa. E abito a 50 km dalle zone terremotate dell’Emilia. Quello che ho visto e vedo tutt’ora di diverso in Emilia e che ho visto poco all’Aquila è stata la reazione delle istituzione locali, a partire dalla regione fino al + piccolo dei comuni coinvolti. Molto + compatta e unita al di là degli schieramenti politici di appartenenza. Altra differenza non di poco conto è la reattività del tessuto produttivo (a differenza dell’Aquila in Emilia sono state colpite soprattutto le aziende). Le aziende emilianoromagnole non colpite dal sisma hanno dato una grande mano sin da subito agli imprenditori danneggiati per salvare il salvabile e tornare a lavorare.