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Diritto di critica | April 7, 2020

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D'Alema e Veltroni, gli storici rivali della sinistra se ne vanno

Se ne vanno così, quasi con le lacrime agli occhi. Uno dopo l’altro, i due principali protagonisti e avversari della leadership della sinistra italiana lasciano il campo e, appendono gli scarpini al chiodo. Walter Veltroni e Massimo D’Alema, come Coppi e Bartali, come Baggio e Del Piero. Un pezzo di storia, questa volta non sportiva ma politica, che se ne va.

Dai scontri alla pensione. “Non mi ricandiderò”, ha annunciato Veltroni qualche giorno fa. Poi ieri sera l’annuncio di D’Alema: “La decisione di Walter mi ha creato qualche problema”, ha spiegato durante la trasmissione “Ottoemezzo” su La7. “Ho cambiato idea: non chiederò deroghe e non mi ricandiderò se le primarie le vince Bersani, altrimenti sarà battaglia”. Insomma, nel Pd qualcosa sta cambiando e due acerrimi nemici che hanno combattuto aspre battaglie nel partito, oggi fanno un passo indietro, anzi – come va di moda dire oggi per non scontentare nessuno – un passo di lato.

Un duello durato trent’anni. I due si sono scontrati da sempre. Il primo attento esecutore dei dettami del marxismo-leninismo, il secondo innamorato del cinema, dell’America e della modernità. Mai nemici dichiarati, ma distanti politicamente dal primo giorno in cui si sono incontrati. Negli anni novanta non c’erano le primarie, ma nel Pds e nei Ds sono celebri le loro battaglie interne, quasi da far invidia ai toni aspri tenuti da Renzi e Bersani. La stessa larga vittoria di Veltroni alle primarie era frutto di manovre e tatticismo di D’Alema che aveva capito una cosa: mandare avanti Veltroni, la faccia che unisce, di fronte ad una sicura sconfitta elettorale; per poi tornare all’attacco proponendo Bersani nel 2009.

D’Alema e il problema del ricambio. Ma ora il marxista ortodosso D’Alema e il sognatore kennediano Veltroni lasciano quindi spazio. A chi? Questo non si sa visto che lo stesso ex ministro degli Esteri ieri sera spiegava che “c’è un problema oggettivo di ricambio”. Intanto, però, tirerà la volata a Bersani. Anzi, in parte lo ha già fatto proprio ieri sera quando, con i lacrimoni agli occhi, ha giocato il ruolo della vittima.

Walter sogna l’Africa (o il Quirinale). Veltroni, invece, di queste primarie se ne lava le mani, lui che sognava un Pd diverso, senza queste lacerazioni, un Pd moderno, senza marxisti né rottamatori distruttivi. Rimane il suo pallino per l’Africa, ma in molti sono convinti che alla fine correrà anche lui, insieme a Monti e Prodi, per la poltrona del Quirinale.

Twitter: @PaoloRibichini