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Diritto di critica | July 12, 2020

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Boom di precari nella Pubblica Amministrazione

Boom di Precarietà Pubblica. Nel 2001 erano poco più di tremila, oggi sono 12mila. La Pubblica Amministrazione ha quadruplicato in 10 anni i contratti interinali e aumentato di un terzo quelli a tempo indeterminato. Lo afferma la Corte dei Conti: nel 2010 lo Stato (Regioni ed enti locali compresi) ha speso 653 milioni di euro in più per formare le nuove leve e per pagare i minimi maggiorati: è il 13% in più rispetto al 2008.

La Pubblica Amministrazione si precarizza sempre di più. Lo afferma la relazione annuale della Corte dei Conti sul tema, secondo la quale i contratti interinali sono aumentati del 262% in 10 anni. In termini numerici, significa che i 3.542 precari statali del 2001 (appena varata la legge Biagi) sono quadriplicati, arrivando a 12.856 lavoratori nel 2010. Non c’è paragone con l’incremento dei contratti a tempo determinato, leggermente più ‘protettivi’ per i lavoratori: 19,5%, ovvero un modesto salto da 87mila a 104 mila.

Il settore più precario, manco a dirlo, è la sanità: infermieri, tecnici, ricercatori con contratti interinali affollano gli ospedali pubblici. Proprio in questo settore si concentra la metà (6.304) dei co.co.pro. e autonomi del pubblico impiego. Seguito subito dopo dalle Regioni, che ne impiegano un altro quarto abbondante.

Qualcosa si è tentato per arginare il fenomeno, tra il 2008 e il 2010, ma senza grandi risultati. Le norme di disciplina di bilancio, volte a bloccare la proliferazione di contratti precari nello Stato, hanno rallentato del 13% il boom. Ma non basta, visto che il Servizio Sanitario Nazionale continua ad affidarcisi in modo così netto: e i costi di formazione e rinnovo lievitano.

Il problema non è soltanto umano e sociale, e non riguarda solo le migliaia di persone che lavorano per lo Stato (e il territorio) e si vedono appesi ad un filo ogni giorno, come e più del settore privato. Il problema è anche economico, di tutti noi. I contratti interinali prevedono salari orari più alti per compensare la precarietà del lavoro stesso (oggi il lavoro c’è, domani niente proroga). Quindi, per pagare i contratti interinali, lo Stato spende di più: la Corte dei Conti dice che la spesa in formazione e nuove assunzioni (oltre le 6 proroghe consentite per legge, con i 15 giorni di stop, etc etc) è aumentato in 2 anni del 13%. Significa che spendiamo (tutti noi) 653 milioni di euro in più per tenere sul filo di lana 12mila persone, formandone in continuazione di nuove perché i contratti scadono dopo 6 mesi e quei posti non possono rimanere vacanti.