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Diritto di critica | July 16, 2019

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Terremoto a L'Aquila, una sentenza che copre le vere responsabilità

Terremoto a L’Aquila, una sentenza che copre le vere responsabilità

di Paolo Ribichini Emilio Fabio Torsello

Condannati a sei anni di carcere. Così i membri della Commissione grandi rischi sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo, disastro e lesioni gravi, per aver fornito rassicurazioni alla popolazione aquilana solo una settimana prima del sisma che ha sconvolto L’Aquila. I sette (sei tecnici e il vice direttore della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis) avevano rassicurato la popolazione, secondo l’accusa, in maniera eccessiva.

“State tranquilli”. De Bernardinis, in particolare, aveva dichiarato ad una tv locale che quello “sciame sismico si colloca nella fenomenologia normale dal punto di vista della sismicità che ci si aspetta in questo territorio. Dobbiamo mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato d’ansia, capendo che dobbiamo affrontare certe situazioni con prontezza, ma anche con serenità”. Secondo il vice direttore della Protezione civile, “non c’è un pericolo. La comunità scientifica mi conferma che la situazione è favorevole in quanto c’è uno scarico continuo di energia”.

“Una sentenza incomprensibile”. “Si tratta di una sentenza sbalorditiva e incomprensibile in diritto e nella valutazione dei fatti” ha dichiarato Marcello Petrelli, avvocato difensore di Franco Barberi. “Una sentenza che non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello”. Mentre profondamente “avvilito” e addolorato è Enzo Boschi: “Pensavo di essere assolto ancora non capisco di cosa sono accusato”. Fu proprio Boschi, nel 1985, a diffondere l’allarme, in base ad analisi storico-statistiche, per un imminente sisma nell’area della Garfagnana che poi non si verificò. E anche in quel caso fioccarono denunce, per procurato allarme.

Levata di scudi anche dal mondo scientifico. “Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”, si legge nel comunicato stampa diffuso dall’Istituto di geofisica e vulcanologia. “La sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati”.

La scienza sotto assedio. Il problema quindi è uno: da domani quale scienziato presterà più servizio per lo Stato se non può esprimere liberamente il suo parere, giusto o sbagliato che sia? Prevedere i terremoti è impossibile. Allo stato attuale né le analisi storico-statistiche né tanto meno il radon sono in grado di fornire informazioni attendibili dell’ora e del luogo nel quale si verificherà un evento, soprattutto un evento distruttivo. “Se questi scienziati saranno dichiarati colpevoli, potremmo finire in mano ai ciarlatani”, aveva dichiarato il noto sismologo Willy Aspinall dell’Università di Bristol. Ed è forse vero che, di fronte alle previsioni di Gianpaolo Giuliani che avevano creato il panico a Sulmona anche grazie ad un’eccessiva pressione mediatica, la Commissione grandi rischi ha forse esagerato con le rassicurazioni, cercando di frenare il panico che stava montando anche a L’Aquila. Ma se i terremoti non si possono prevedere, nemmeno di fronte ad uno sciame sismico del genere, cosa potevano fare? Chiedere l’evacuazione della città per poi rischiare una querela per procurato allarme? Ma quello che più fa male a Boschi e agli altri è di essere stati equiparati a chi, a L’Aquila, ha costruito le case con la sabbia.

Il vero processo, mai fatto. Ma il vero processo è quello che non è stato fatto e che dovrebbe chiamare in causa le istituzioni cittadine e quella politica che ha permesso che la città di L’Aquila arrivasse in quelle condizioni al terremoto. Condannare gli esperti della Grandi Rischi, infatti, è un comodo escamotage per sgravare delle responsabilità chi per anni ha amministrato la città. Chi non ha vigilato, chi non ha applicato correttamente i piani regolatori, chi nei decenni passati non ha preso in considerazione gli studi sul rischio sismico. E allora il vero processo andrebbe intentato per capire le responsabilità istituzionali. Le condanne della Commissione grandi rischi, è evidente, sono solo un perfetto capro espiatorio. Per tacer della politica. E si sa, le elezioni sono vicine.