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Diritto di critica | September 23, 2020

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L'offensiva talebana che spaventa Obama - Diritto di critica

Una feroce offensiva talebana su più fronti ha macchiato di sangue l’annuale festa musulmana del sacrificio, Eid al-Adha. Nella zona di Herat lo scorso giovedì una pattuglia di alpini è stata attaccata da un gruppo di insorti e nello scontro a fuoco è rimasto ucciso il caporale ventiquattrenne Tiziano Chierotti; feriti anche altri tre militari che non sono però in pericolo di vita. Tiziano Chierotti è il cinquantaduesimo militare morto in Afghanistan.

Giovedi notte invece nella valle di Swat, in territorio pakistano, sono stati uccisi Tajim Gul e Sardar Mohammed, due membri del comitato anti-talebano per la pace; la stessa zona dove lo scorso 9 ottobre gli estremisti hanno attaccato la giovane attivista Malala Yousafzai. Gul è stato freddato davanti a una moschea mentre Mohammed in casa propria e durante l’attacco è rimasto ferito anche il figlio di 5 anni. Un ufficiale della polizia di Charbagh ha dichiarato ad Al Jazeera che i due sono stato uccisi da individui non ancora identificati che sono riusciti a far perdere le loro tracce.

L’attacco più devastante è avvenuto però nella giornata di venerdì a Maymana, nel nord dell’Afghanistan, dove un terrorista suicida si è fatto esplodere davanti a una moschea stracolma di fedeli che celebravano la festa del sacrificio; i morti sarebbero una quarantina, tra cui parecchi membri delle forze di sicurezza afghane e della polizia. Secondo le autorità afghane il terrorista voleva colpire alte cariche provinciali e della polizia, che però non si trovavano già all’interno dell’edificio nel momento in cui è esplosa la bomba.

E’ ormai evidente come i talebani stiano mettendo in atto una strategia che prevede attacchi su più fronti indirizzati non solo verso militari Nato e afghani ma anche contro tutti coloro che si oppongono al loro estremismo: attivisti per i diritti umani, insegnanti e non si fermano neanche davanti ai bambini.

Un evidente tentativo dei talebani di mostrare al mondo che dopo più di dieci anni di guerra sono ancora in forze e in grado di infliggere colpi devastanti; tutti elementi che preoccupano notevolmente la Nato e l’amministrazione Usa considerato che il ritiro definitivo delle truppe è previsto per fine 2014.

Gli occhi dell’amministrazione Obama sono puntati però anche sul Pakistan: un rapporto dell’intelligence militare americana di inizio anno sosteneva infatti l’ipotesi di un appoggio ai talebani da parte dell’Isi, i servizi segreti pakistani, con l’obiettivo di rovesciare l’impopolare governo Karzai e di riprendere il controllo dell’Afghanistan una volta uscite di scena le truppe Nato. In questo modo i talebani tornerebbero al potere e il Pakistan avrebbe così la possibilità di aumentare la propria egemonia in Afghanistan. Un Pakistan già pesantemente in imbarazzo per il raid americano sul nascondiglio di Usama Bin Laden ad Abbottabad, nei pressi della maggiore accademia militare del paese.

Ma non è tutto. Gli Stati Uniti si sono più volte lamentati della resistenza da parte delle autorità pakistane nel dare la caccia alla rete degli Haqqani, attivi nel Waziristan a ridosso del confine afghano e fondamentali alleati dei talebani.

La resistenza talebana continua dunque a creare problemi sia alle le truppe Nato e afghane che alla popolazione pakistana e ciò non rassicura una coalizione che si trova con undici anni di guerra alle spalle, migliaia di militari uccisi e davanti a un potenziale prossimo ritiro che potrebbe riportare l’Afghanistan nel caos se non addirittura nelle mani dei talebani.