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Diritto di critica | September 20, 2020

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Il partito degli ignavi - Diritto di critica

In Sicilia il 52% degli aventi diritto non è andato a votare. Risultato: un governatore di Regione, Rosario Crocetta (Pd-Udc-Api), scelto da una parte minoritaria dei siciliani. “Il partito degli Astenuti”, l’hanno chiamato i quotidiani nazionali, i giornalisti e i politici. Ma nel caso di elezioni amministrative, o politiche, è davvero corretto parlare di un “partito degli Astenuti”? Hanno, gli Astenuti, un peso che sia effettivamente politico e non solo sociale? In effetti, no e per diversi motivi.

Anzitutto, astenersi dal voto per le elezioni amministrative o politiche non farà naufragare quelle elezioni: non si tratta del voto referendario, in cui se non si raggiunge il quorum (cioè il 50%+1 dei voti), il referendum non è valido. Nel caso di elezioni come quelle di ieri, anche se alle urne si presenta solo il 47,42% dei votanti (come avvenuto in Sicilia), l’elezione risulta comunque valida. Ma astenersi è anche una questione di scelta personale: colui che non vota delega agi altri la propria scelta. Illudendosi di non essersi piegato alle logiche politiche, l’Astenuto subirà il voto altrui, poiché in democrazia vince la maggioranza. Sempre. Infatti, da ieri sera la Sicilia ha un nuovo Governatore, scelto da Pochi per Tutti.

In secondo luogo, il mantra “sono tutti uguali”, la frase che da vent’anni a questa parte ascoltiamo ogni giorno, ovunque. L’Astenuto, convinto di ciò, con la sua scelta decide di mettere sullo stesso piano tutti i candidati, per poi non sceglierne neanche uno. Ma c’è differenza tra chi governerà con il presunto appoggio di Raffaele Lombardo (ex governatore dell’isola indagato per concorso esterno e voto di scambio politico-mafioso) e chi, invece, si è candidato per una Sicilia contro la mafia. Quindi no, non sono tutti uguali e votare per favorire uno o l’altro è una differenza sostanziale che indica da che parte si sceglie di stare.

C’è poi una questione fondamentale, che è quella del voto inteso non solo come diritto ma anche come dovere, laddove per dovere si intende non un obbligo coercitivo che sfocia in costrizione fisica (imporre con la forza a qualcuno di andare a votare) quanto un obbligo morale. Il voto, cioè, implica una responsabilità sociale, una consapevolezza civile che, temo, non sia ancora entrata nelle abitudini degli italiani: il disinteresse verso tutto ciò che è comunità e sociale è deleterio per la costruzione di una nuova società. Il cambiamento avverrà quando la politica, ripresasi la propria credibilità, insegnerà il valore e la responsabilità civile del proprio voto. Perché delegare ad altri il proprio voto è anche frutto della scelta di non assumersi responsabilità sociale e civile nel selezionare i propri governanti. Ed è un grandissimo atto di egoismo, in una società già satura di atteggiamenti egoistici.

Infine, è necessario un atto di dolore. Da parte in primis della politica, che di certo non ha più alcuna autorevolezza e che continua a perdere credibilità ogni giorno che passa. Il “partito degli Astenuti” è più che altro il “partito degli Ignavi”, cioè di coloro che non si interessano alla politica, alla vita in comunità, alla società non solo per i motivi di cui sopra ma anche, questo sì, perché la Politica non è più una scienza credibile. Perché è diventata ricatto, corruzione, clientelismo, indifferenza verso il cittadino ormai mero strumento usato per risanare un debito insanabile. Tutto questo gli italiani lo sentono sulla loro pelle ogni giorno, e non ne possono più. Ma non sono diventati per questo Astenuti, no: peggio, sono diventati Ignavi, indifferenti. Non conta nient’altro al di fuori dei propri interessi, la comunità Italia declassata all’ultimo posto per tutelare se stessi, prima di tutti gli altri. È da qui che dobbiamo ripartire per fondare un Paese nuovo: rottamare l’Ignavia per creare una nuova coscienza civile, che sia fatta di consapevolezza critica e altruismo.

Ma non è solo la politica a dover fare l’esame di coscienza. In Sicilia, ieri, si è visto il fallimento anche di un altro grande “creatore di coscienza civile”: il giornalismo. Se più di un siciliano su due è rimasto a casa, preferendo la delega del proprio voto ad un altro, è anche, probabilmente, perché il sistema d’informazione siciliano non è riuscito a creare quella consapevolezza civile necessaria al voto. Addolora, e molto, rendersi conto che il lavoro di tanti cronisti freelance, di tante testate indipendenti (come ad esempio Telejato di Pino Maniaci) non basta. Anche da qui, dallo smantellamento del monopolio dell’informazione e dalla creazione di un sistema indipendente, libero e finalmente consapevole è necessario ripartire in Sicilia come nel resto d’Italia.

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Comments

  1. giulio contartese

    C’è da sperare moltissimo dal nuovo Governatore, persona di specchiata competenza e onestà, che guiderà di mano ferma il Governo della regione fruendo fortunatamente del prezioso appoggio di Cesa e pure di Cuffaro, disgraziatamente momentaneamente impedito di partecipare attivamente alla rinascita della Regione a causa di una indisposizione che si spera sia passeggera.