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Diritto di critica | July 6, 2020

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Alluvione, a Massa-Carrara comincia lo "scaricabarile"

Un mare di fango è rimasto ai bordi delle strade, fino a ieri allagate dal nubifragio che si è abbattuto sulla Provincia di Massa Carrara, facendo esondare canali e torrenti. E ora che si contano i danni è partita anche la girandola di veleni tra le amministrazioni locali e gli enti superiori, nel maldestro tentativo di dare la colpa a qualcuno per liberarsi la coscienza. Mentre più a sud, in Maremma, l’emergenza continua.

Soccorsi in ritardo. Lo scontro sta avvenendo in particolare sul presunto ritardo dei soccorsi inviati nelle zone alluvionate, con il sindaco di Carrara che ha scritto una lettera al Presidente della regione Toscana Rossi e al suo omologo della Provincia, con dure accuse di sottovalutato allarme e lentezza nell’invio dei mezzi: «Pensavo che i soccorsi arrivassero molto prima». A Bonascola, frazione della città del marmo, la furia dell’acqua ha perfino deformato l’asfalto, facendo rialzare il manto della strada; dopo la piena una scena desolante, un silenzio irreale interrotto solo da pale e secchi di decine di volontari giunti per dare una mano.

Scaricabarile. I Vigili del Fuoco locali non bastano. In alcuni quartieri di Massa la situazione è ancora più tragica, e a tuonare furioso è l’assessore della Protezione Civile del Comune, Lorenzo Vivoli, che rimprovera i suoi superiori in Regione: «Ci aspettavamo un’allerta di tipo 1, ovvero un allarme moderato. Avevamo controllato la perturbazione sul sito della Protezione Civile a Firenze e credevamo ci attendessero 40 mm di pioggia. Invece ne sono caduti 250 in quattro ore. Se avessimo avuto una segnalazione di allerta 2 – prosegue – avremmo informato meglio i cittadini e avremmo chiuso gli esercizi pubblici. Era sabato sera, e ci siamo ritrovati con migliaia di automobilisti per strada, rischiando il peggio». A gelare la polemica la sentenza del procuratore capo di Massa-Carrara, Aldo Giubilaro, che accusa: «Gli amministratori non controllano e non fanno manutenzione, da qui lo scempio. Sono tutti colpevoli».

Ancora allagamenti. Nel frattempo molte zone di Marina di Massa e Marina di Carrara sono ancora allagate, decine di cantine, negozi e case a piano terra inagibili; gli abitanti parlano di canali si scolo coperti e mal tenuti, mentre basta girare per le strade per notare le foglie secche che bloccano i tombini e intasano gli sfoghi laterali.

Danni e tante domande. Le domande da porsi, come ad ogni disastro naturale che colpisce il nostro Paese, sono sempre le stesse: com’è possibile che il viale principale di una città si trasformi in meno di un’ora in un torrente in piena? È tanto sorprendente che le case costruite al di sotto del livello del mare o ricavate in siti improbabili siano le prime ad essere invase dall’acqua? E ancora, perché un gigantesco muro al confine tra Toscana e Liguria, che da 60 anni segna l’antica linea gotica costruita durante la guerra è improvvisamente crollato come un castello di argilla? Adesso il confine semplicemente non c’è più, così come la strada che gli passava accanto, l’acqua del fiume lì vicino ha inghiottito case e campagne circostanti, maneggi, attività agricole. Non è stata ancora aperta nessuna inchiesta, ma in molti testimoniano perdite d’acqua e infiltrazioni proprio in quella struttura, e proprio a partire dai lavori di messa in sicurezza dell’argine, dopo le alluvioni di qualche anno fa. Al posto del muro, provvisoriamente, blocchi di marmo per tappare una falla lunga 50 metri.