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Diritto di critica | October 20, 2020

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Laziogate, Maruccio arrestato: galeotto fu il videopoker

“I casi Fiorito e Maruccio non erano prevedibili”. Sembra impossibile credere alle parole di Renata Polverini, dopo aver letto le ordinanze di arresto della Procura di Roma. Le connivenze ci sono: entrambi gli indagati hanno ricevuto la copertura dell’entourage di collaboratori e colleghi. In tal modo, sono spariti quasi 2 milioni di euro in 2 anni: finiti nei video poker di Maruccio e nei festini di Fiorito.

Arresto come extrema ratio. La custodia cautelare di Vincenzo Maruccio ricalca quella del collega del Pdl Fiorito. Per entrambi, la Procura ha ravvisato il “rischio di inquinamento delle prove“: gli inquirenti temono che altri membri del partito possano coprire parte delle malversazioni con versioni ritoccate dei fatti. A titolo di esempio: il 20 ottobre, un collaboratore di Maruccio invia un sms da telefono altrui al consigliere, avvisandolo di essere intercettato (“hai il telefono sotto controllo…da Cretoso!“). Regge quindi poco la tesi del difensore di Vincenzo (“sembra pressione psicologica”): in troppi modi il consigliere potrebbe tentare di coprire la verità, e finanche di far sparire altre prove. Non era la prima volta che il suo entourage lo copriva: si trattava quasi di una prassi, data la frequenza.

Bisogni impellenti. Il giovane consigliere regionale era “pressato da continua urgenza di liquidità“. In interrogatorio, ha ammesso di aver continuato a ricevere denaro da chiunque potesse aiutarlo, dalla mamma alla nonna di Vibo Valentia, da amici calabresi che per lui avevano acceso un prestito con prelievo del quinto dello stipendio. Ad alcuni restituiva, da tutti batteva cassa. Dove finivano i soldi, è ancora in corso di accertamento: ma per circa 100mila euro, la risposta c’è già ed è tragicomica. Il videopoker. Alle macchinette elettroniche Maruccio spendeva somme medie di mille euro, soprattutto presso la Las Vegas Slot Room dell’ex tesoriere Idv Andrea Palma. Qui l‘aficionado poteva pagare i debiti di gioco “a forfait”, tramite assegni alla società, evitando l’incresciosa necessità del saldo giornaliero.

Mani Bucate. Un flusso di denaro – pubblico, val la pena ricordarlo – che spariva in frivolezze. Proprio come i soldi di Franco Fiorito, finiti in festini, favori, cene e regalie varie. E con lo stesso metodo: dal conto del gruppo consiliare di partito, i soldi venivano dirottati su 10-15 conti bancari personali, da cui prelevare con causali generiche o inesistenti. Le cifre complessive sono enormi: 700 mila euro in tasca a Vincenzo, 800mila nelle mani di Fiorito. Entrambi mani bucate.

Nessuno vedeva, nessuno sapeva. Nell’attesa di una risposta all’ovvia domanda (com’è possibile?), il Lazio si prepara a cambiar pelle con il voto. La Presidente Renata Polverini fa ricorso al Tar – cinque giorni per decidere una data? troppo pochi! – e si prepara ad una campagna elettorale rovente. Una campagna in cui il fango – purtroppo non presunto – è ovunque, e nessun partito sembra esserne esente.