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Diritto di critica | July 11, 2020

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La morte violata dei bambini di Gaza - Diritto di critica

 

Succede sempre. Succede ogni volta che c’è una guerra, un attacco, una strage. Succede che arriva qualcuno, spesso un fotoreporter o un giornalista, e scatta delle foto. E poi quelle foto finiscono sulle prime pagine dei giornali, sulle homepage dei siti di informazione, fanno il giro alla velocità della luce grazie al web e ai social network. La gente commenta, condivide, si indigna, urla il suo sconcerto. Il fatto è che è facile che una foto faccia scalpore, susciti indignazione. È facile, e forse, da qualche parte, anche giusto. Vuol dire che ancora un po’ di disgusto lo conserviamo, anche per le questioni serie.

Ma quanto è dignitosa e utile l’informazione che schiaffa in prima pagina i corpi maciullati dei ragazzi di Gaza? Quanto rispetto c’è in quelle foto? È informazione o semplice propaganda? A chi tornano comodo quelle fotografie? Di certo, non a quei ragazzi. Violentati prima da chi lancia loro addosso i missili e deturpati poi, nella loro dignità di morenti o morti, da chi i loro corpi a brandelli li fa girare viralmente in rete e su tutti i giornali. Come fossero fenomeni da baraccone, e non vittime da tutelare, da rispettare.

– IL RISCHIO DELLA MANIPOLAZIONE: LE FOTO TAROCCHE E LA GUERRA – LEGGI

L’informazione è una brutta bestia se non la si sa fare. Se la necessità di vendere qualche migliaio di copie in più o di avere qualche click più di altri prende il sopravvento sul rispetto verso chi già una volta è stato calpestato come un pezzo di carta. Se la si rende serva del potere e di chi vuole l’indignazione popolare per veicolare un messaggio piuttosto che un altro. Manipolare un’informazione è spesso la norma per avere consenso. Farlo sulla pelle di bambini indifesi, massacrati, maciullati e fatti a pezzi dovrebbe invece essere punito come reato. Perché l’informazione diventi davvero completa, vera e mai al servizio del potere.

Twitter@ChiaraBaldi86

Comments

  1. andrea

    Esiste anche di peggio. La morte messa sotto silenzio, taciuta dai media asserviti al potere. Perché anche così li si ammazza una seconda volta.
    La gente non vuole sapere. Fa male sapere certe cose.
    E viviamo in un mondo che è costruito apposta per fare “entertainement”, per “trattenerci” dall’intervenire. Ci parate davanti questo e quello e noi fatichiamo a discernere i tratti del mondo che ci circonda.
    La stampa fa anche questo gioco, oltre che il vilipendo dei cadaveri e il loro sfruttamento, fa fosse comuni rivestite in carta, dove seppellire nel silenzio più assoluto gli atti criminali compiuti da malati assetati di potere.
    Succede che qualche giornalista ci lascia la pelle per dire la verità, per fare quelle foto.
    E poi vi tocca fare questo articolo, in cui un po’ li maledite, perché vi tocca inventare qualche cosa a giustificazione del vostro precedente silenzio.

    Beh, preferisco sapere e farmi un’idea. Delle 2 inumane prassi, io preferisco quella che mi fa conoscere qualcosa.
    Il tuo articolo è invece stranamente unilaterale. Alla bisogna.
    Ora ti do un consiglio: Quale bilanciamento di questo articolo formativo per i lettori per giudicare la buona e la cattiva stampa, poiché esso è incompleto, prova nel prossimo a spiegare come si mette la sordina alla verità, come la si sminuisce nel silenzio stampa. Di come venga interrotto o ordinato, da precisi ordini di redazione, il tam tam sui giornali, di come si diano poche, aride e criptiche informazioni, purtroppo per voi obbligatorie, su vicende fondamentali, e poi più nulla. E di come si alzi il volume su questioni marginali per far sparire le notizie e la verità.
    Interi popoli gridano vendetta. Dalla Cecenia al Giappone. Dall’Iraq all’afghanistan. E l’Africa.
    E voi ve ne state zitti e buoni. O siete in malafede o siete manipolati.
    In entrambi i casi siete insensibili.
    Inconsapevoli o no, siete complici.

    • perfettamente in sintonia: il titolo di tgcom di ieri sera è stato: razzo intercettato nel cielo di telaviv (che sollievo per i cittadini impauriti). pazienza per la sessantina di morti civili nei territori di gaza completamente sottaciuta. Se non è propaganda questa!

    • non ci frega un cazzo di niente a noi nelle nostre case in occidente e ci sentiamo per due secondi lo stomaco in subbuglio per delle immagini crude, forse pensiamo per un secondo a loro, forse ci accorgiamo per la prima volta che c’è qualcuno che non vive come noi, forse…. parlare di bambini violati per una foto è ridicolo, credo che siano stati molto più violati dalle bombe che li hanno ammazzati, o forse peggio, feriti gravemente

      • andrea

        Non ho capito se ce l’hai con me Serena o con l’autrice dell’articolo. Propendo per la seconda ipotesi. Concordo col fatto che molti vogliono ignorare ciò che accade. Ma non che sia ridicolo utilizzare le immagini per questo o quello scopo di orientamento delle coscienze. E’qualcosa di criminale far vedere foto dei morti e dire che è stata colpa di uno o dell’altro sapendo che quello che si dice è falsità. Ed è criminale tacere o minimizzare i fatti che accadono. Perché se ci rifletti, mistificare, mentire, tacere, minimizzare, distogliere l’attenzione, sono la causa per cui riescono ad avvenire tutte le porcate che accadono. Si costruiscono scuse per attaccare e si creano paraventi per evitare le responsabilità.

    • Chiara Baldi

      Questo articolo è un commento, anzitutto. Non una cronaca dei fatti alla quale hanno provveduto i miei bravissimi colleghi.

      Vi faccio solo una domanda: non pensate che sarebbe bastato pixellare la faccia di quei bambini per tutelarli e fare comunque informazione senza scadere nell’abuso del loro dolore, della loro morte?

      Poi una precisazione: se devo schierarmi, sono dalla parte di Gaza, da sempre. E proprio perché sono dalla parte di quei bambini, avrei voluto che quella loro dignità fosse stata difesa.

      • andrea

        Rispondo alla tua singola domanda. L’abuso non sta nel far vedere una faccia maciullata, o il corpo straziato di un bambino o di un uomo. Basta avvertire prima che le immagini sono traumatiche. L’abuso sta nell’utilizzare quella immagine per ottenere uno scopo determinato. Qualche tempo fa avete pubblicato la foto di un corpo straziato. Invocavate l’intervento contro Assad. Siete sicuri di non stare facendo il gioco di qualcuno? Perché qualcuno asserisce che Assad sia un santo e io tra voi e loro non so a chi dare retta. Sono al soldo di Assad e lo difendono? O qualcuno ha deciso che la SIria deve essere invasa e sparge da fonti autorevoli (ma al soldo dei potenti) notizie false che voi non potete verificare? Non si riconosceva di chi fosse quel corpo. Rimane a noi un’atrocità che colpisce l’animo. Ma che non chiarisce nettamente dove sta la ragione. E’ forse impossibile per noi discernere con sicurezza dove stia la ragione e dove il torto. Allora io direi di purificare il male innanzitutto presso noi stessi. Chiedendoci il perché non si parla di certi argomenti. Perché si parla di alcuni e di altri no. E fossi in te mi chiederei se, quale giornalista, stai dando una informazione completa e accurata della realtà. Specificando quali sono le tue fonti, i fatti in esame, cosa ne pensano varie ed eterogenei gruppi di pensiero, chi ci guadagna e chi ci perde nella situazione in oggetto, e magari le tue reazioni di essere umano. E spiegherei ai lettori, oltre all’errore dato all’abuso del dolore per avere visibilità, anche perché e come la stampa lavori per silenziare o tacere su certi argomenti.

      • Sono completamente d’accordo con te. Un pixel di decenza, bastava poco.

  2. matteoplatone

    perfetto!

  3. peppe

    ritengo
    che sia un esercizio pericoloso fare della morale agli altri, in questo
    caso fotoreporter e giornalisti, su cosa sia giusto o no documentare. La morte di questi bambini è un fatto e come tale va
    ripreso dalle cronache. Forse sarebbe meglio che questi fatti fossero taciuti solo perchè si tratta di bambini? Non credo. L’accanimento e la divulgazione sui social o sui media, sono
    poi un’altra cosa, un altro fenomeno di cui sarebbe interessante parlare,
    ma che con i bambini non c’entra proprio niente. Un fotografo, un giornalista ha il dovere di raccontare un fatto di opinione pubblica.

  4. Alessandra

    la dignità proviamo a cercarla nella vita, non solo quando non c’è più niente da fare. E’ la vita da tutelare. A chi è già morto non so quanto gliene possa fregare della dignità. Piuttosto che vilipendio di cadavere, bisognerebbe parlare di vilipendio di vivi. Allora si urla perché qualcuno si renda conto che moriranno altri bambini. Anzi, ne sono morti altri due stasera e c’è una promessa di radere al suolo l’intera popolazione. Ma non diciamolo in giro.