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Diritto di critica | November 28, 2020

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L'Espresso sciopera (ma la notizia non fa rumore)

L’Espresso sciopera (ma la notizia non fa rumore)

IL GRAFFIO – Il testo del comunicato è chiaro: arrivano i tagli al Gruppo L’Espresso anche se  – quasi una mosca bianca in Italia – il gruppo editoriale fa registrare utili. In qualsiasi altra democrazia l’informazione sarebbe e dovrebbe essere al centro del dibattito democratico, in Italia – tra disegni di legge sulla diffamazione, bavagli vari e un precariato lampante – la protesta del maggior settimanale d’inchiesta che abbiamo, quasi non fa rumore. Si parla di 12 prepensionamenti su un totale di 40 giornalisti. Salvo poi lamentarsi che l’informazione italiana non realizza approfondimenti e servizi degni del buon nome del giornalismo. Adesso il sistema ha iniziato ad erodere dall’interno anche l’unico settimanale capace di sfornare notizie.

Come non fa rumore – se non tra gli addetti ai lavori – la tremenda precarizzazione di tanti giornalisti, pagati una manciata di euro a riga. Perché questo è il Paese dove tutti danno dei “servi” e dei “giornalai” ai cronisti, ma nessuno fa qualcosa per costruire un movimento di cittadini che reclami – presso la politica e gli editori – coerenza e corretta informazione. No, ci si limita a non comprare i giornali e a puntare il dito sul giornalista di turno.

Il tutto mentre gli editori licenziano i precari via mail, chiudono testate e sottopagano i collaboratori, nell’indifferenza di chi invece – assunto in redazione e con contratto a tempo indeterminato – potrebbe creare problemi seri al giornale con scioperi a sostegno della fitta rete di precari su cui si regge il 99% delle testate giornalistiche, ma non lo fa. A mobilitarsi sono sempre i più deboli, gli ultimi. Quelli che per molti sono parte della Casta ma nei fatti sono esclusi da chi invece vive arroccato.

E lo stesso ragionamento lo si potrebbe fare per un giornale “a sinistra” come l’Unità. Da settimane i precari sono mobilitati perché non per mesi non sono stati pagati (nonostante la puntualità degli articoli e i finanziamenti pubblici che incassa l’editore), ma la loro protesta non ha fatto rumore.

La realtà è che alla maggior parte degli italiani basta Grillo che tuona contro tutto e tutti – giornalisti compresi – senza fare la minima distinzione, con una faciloneria disarmante. A reclamare un’informazione con le spalle larghe ci pensino altri, non io. Oppure Grillo.