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Diritto di critica | August 13, 2020

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Registrarsi alle primarie del Pd? Un'epopea

Scritto per noi da Savonarola

Come volevasi dimostrare. Renzi lo aveva detto. Lo ha ribadito ieri anche Vendola. Queste regole per le primarie del Pd sono più complesse di quelle previste per richiedere un documento al municipio. Più burocratiche delle norme che il Pd vuole riformare. Insomma, un pasticcio. Un pasticcio che potrebbe avere serie ripercussioni sul partito sia all’interno che in termini elettorali. Peggio di quanto avrebbe potuto fare Renzi vincendo una sfida che, domenica, con queste regole, perderanno tutti.

Pubblicità subliminale. Periferia sud di Roma. Uno dei circoli storici del defunto Pci. Qui ci si iscrive dalle 18 alle 19 30. In contemporanea va in scena un mega spot elettorale di un parlamentare dalemiano in favore di Bersani che parla ad una platea di dieci persone, età media 80 anni. Le persone si mettono in fila, in attesa dell’apertura degli uffici elettorali. Intorno solo cartelloni che invitano a votare il segretario. Nemmeno un volantino per Renzi, Vendola o degli altri due outsider. I muri pieni di bandiere: sinistra giovanile, Pci, Pds. In un angolo la bandiera del Pd.

La lunga attesa. La gente è in fila e attende diligentemente il proprio turno: per molti l’attesa dura anche quasi un’ora. Le procedure sono laboriose e i volontari lavorano senza sosta. Tanti i moduli da compilare, tante le firme da mettere. Per ogni persona la registrazione può durare anche dieci minuti. L’attesa produce i primi fastidi e quando la moderatrice dell’incontro con il deputato Pd che si svolge nei locali si rivolge alle persone in fila lodando il loro impegno civile, qualcuno protesta: “Mi spiegate perché io devo fare due file per votare? Perché mi devo registrare? Perché avete fatto queste regole assurde?”. Il deputato sorride e alza le spalle mentre la moderatrice prosegue: “Se avete qualcosa da dire potete farlo dopo nello spazio riservato alle domande”.

Regole e regole. Sono una quarantina le persone che riescono ad iscriversi nella giornata di ieri. Qualcuno dimentica il certificato elettorale (“Non fa niente, mi dica dove abita”), qualcun altro si lamenta per i 2 euro necessari per la registrazione: “Potevate usare i rimborsi elettorali, invece di chiedere i soldi ai cittadini”, protestano in molti. Per non parlare poi dei fuori sede. Ad un ragazzo fanno la registrazione ma solo dopo si ricordano che le procedure sono diverse: “Doveva fare la registrazione online”, gli dicono, sbagliando. In realtà bastava dirgli di mandare una mail per chiedere l’assegnazione del seggio nel luogo del domicilio. L’iscrizione l’avrebbe fatta il giorno del voto.

Rischio patatrac. Insomma, tanta confusione per queste primarie. Molti seggi ancora non sono stati indicati sulla mappa interattiva sul sito delle primarie, mentre il rischio che domenica molti potrebbero non riuscire a votare è reale. Non perché la partecipazione sarà superiore alle precedenti edizioni (se riusciranno a raggiungere i 2 milioni di elettori sarà già un successo) ma per la lentezza e macchinosità del sistema. E questi vorrebbero governare l’Italia…