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Diritto di critica | November 25, 2020

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Pd e Sel volano nei sondaggi, è l'effetto primarie

La sfida delle primarie fa bene al Pd. Checché ne dicano i vari esponenti del partito terrorizzati dal voto popolare. Nei sondaggi i democratici volano e superano quota 30%. Lo rivela il sondaggio condotto da Emg per La7.

Effetto Renzi. Il sindaco di Firenze sta traghettando preferenze verso il Pd. La sfida per le primarie – vera come mai era stata prima – spinge il Pd verso l’alto, al 30,3% (altri sondaggi lo danno addirittura al 32% (quasi quanto conquistato da Veltroni nell’oramai lontano 2008). Ed è probabile che il voto di domenica scorsa e il prossimo del 2 dicembre faranno lievitare ancora le preferenze. Il problema vero sarà quello di capitalizzare la crescita dopo le primarie, ricompattandosi, senza lasciare per strada nessuno. Ma Renzi, oltre al Pd, “fa bene” anche a se stesso. Secondo il sondaggio divulgato da Enrico Mentana, il sindaco di Firenze è il candidato premier ideale per gli italiani, superando addirittura Mario Monti il quale – fino a poco tempo fa – sembrava inarrivabile. D’altronde, il giovane Matteo piace sia a destra che a sinistra, come dimostrano altri sondaggi interni al Pd che danno il partito sopra il 40% con Renzi alla sua guida.

Grillo, quanta incertezza. Le rilevazioni divulgate da La7 danno il Movimento 5 Stelle in lieve crescita al 17,3%. Tuttavia bisogna sottolineare come il partito di Beppe Grillo sia dato in altri sondaggi intorno al 20%, stazionario.

L’impossibile rincorsa del Pdl. Se il Popolo delle Libertà nell’ultimo mese ha dato più volte segnali di una – seppur debole – ripresa, la soglia sotto la quale nessun analista ha mai pensato potesse scendere è ora l’obiettivo del partito che punta a recuperare un gap abissale, attestandosi, per ora, ad uno sconfortante 16,4%. Colpa certamente della confusione interna e del balletto delle primarie. Nei prossimi giorni ci potrebbero essere sviluppi importanti con la probabile uscita di Berlusconi dal Pdl.

Sel e Lega, i partitini sorridono. Positivi i dati della Lega Nord, che salirebbe al 6,8% rubando voti ad un Pdl in stato confusionale. La scelta anti-Monti di Roberto Maroni e le varie epurazioni sembrano aver messo definitivamente nel cassetto gli scandali del Carroccio. Anche Sel sorride al 6,1%. Una crescita dovuta alla partecipazione del leader Nichi Vendola alle primarie, che ha garantito al partito una visibilità che in genere non può avere nella normale dialettica politica vista la sua assenza dal Parlamento.

I tentennamenti si pagano. Il grande centro rischia di finire definitivamente nel cassetto. I tentennamenti di Pier Ferdinando Casini, che dopo aver corteggiato il Pd ha voltato lo sguardo verso Alfano, si pagano: l’Udc precipita al 4% e rischia di non entrare in Parlamento. Agli elettori non è piaciuta questa linea politica a “targhe alterne” e l’interesse per una legge elettorale che di fatto renderebbe ingovernabile il Paese, aprendo la strada al Monti bis. Anche l’ondivago Di Pietro, vittima di una sua lotta interiore tra il grillismo e il senso dello Stato, porta l’Idv verso l’auto-distruzione. In una settimana è precipitato al 2,1%, perdendo lo 0,7%.

L’astensione, ancora “primo partito”. Sempre alta l’astensione al 32,8%, con gli indecisi al 9,6% e le schede bianche al 2,1%.

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