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Diritto di critica | July 6, 2020

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Ennesima gaffe dell'ex Ministro. Tutte le "Scajolate" degli ultimi dieci anni

“So tutto di voi per gli incarichi istituzionali che rivestivo, conosco i vostri segreti, anche se non ho mai utilizzato le vicende delicate che vi riguardano contro di voi”. A dirlo, due giorni fa, come riporta il Secolo XIX, l’ex ministro Claudio Scajola – es presidente del Copasir – che così avrebbe sfuriato in una riunione in quel della Liguria, durante il coordinamento regionale del Pdl in Liguria. Risultato: sono già pronte due interrogazioni parlamentari, finite ieri sulla scrivania di Angelino Alfano.

Marco Biagi, “un rompicoglioni”. E se questa è una minaccia nemmeno troppo velata, come dimenticare la frase di pessimo gusto che Scajola – sempre lui – indirizzò (salvo poi chiedere scusa e dimettersi) nel giugno del 2002 a Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. A chi gli sottolineava che la figura del professore era centrale nella trattativa sull’articolo 18, Claudio Scajola – prima di salire sulla motovedetta “Odysseus”, in quel di Cipro – così rispondeva: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza».

“Qualche vita umana”. Ma questa è solo la più famosa per cattivo gusto. Nel 2008, infatti, Scajola ne dice un’altra delle sue. L’occasione è l’inaugurazione della centrale elettrica di Torrevaldaliga, a Civitavecchia. Da Ministro dell’Interno dimissionario, Scajola era Ministro per lo Sviluppo Economico. E di scorte non si occupa più. Inaugurando la centrale, sei anni dopo la gaffe su Marco Biagi, disse: “Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro”. L’ex Ministro bollò come strumentali le polemiche e si difese dicendo di aver voluto ricordare due operai morti durante i lavori.

“Stronzi come lei”. Un anno dopo, nell’ottobre 2009, Scajola si lascia andare ad una gaffe molto simile a quanto visto per Marco Biagi e discutendo con un operaio dello stabilimento napoletano dell’Atitech, risponde: “Perché generalizza? È come se io dicessi che tutti i lavoratori sono stronzi come lei, però non lo dico”. Stronzi come lei, riferito da un Ministro della Repubblica a un lavoratore.

La Tav. Nel febbraio 2010, dopo che governo e Regione hanno espresso più volte il parere favorevole alla costruzione della Tav in Piemonte, Scajola esordisce: “Se si dovesse giungere ad una scelta, per mancanza di risorse economiche, tra il corridoio 5 Torino-Lione ed il Terzo Valico ferroviario sulla linea GenovaRotterdam, quest’ultimo sarebbe prioritario”. Immediata la smentita del governo.

“A mia insaputa”, fu il primo. Ma la “scajolata” migliore resta quella relativa alla casa al Colosseo, acquistata da qualcuno “a mia insaputa”, come disse l’allora Ministro. Un alibi – quello dell’ “a sua insaputa” – che sarebbe stato usato spesso di lì a poco quasi da tutti. E da registrare che nell’ottobre scorso la Scajolata si è ripetuta. Chiamato in causa sulle presunte tangenti Finmeccanica, l’ex Ministro ha bissato: se ci sono state tangenti, ha sottolineato, è avvenuto “a mia insaputa” perché un ministro “non può sapere quali siano le strategie delle aziende”. Tutto, rigorosamente, a sua insaputa.