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Diritto di critica | July 11, 2020

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Regione Lazio, Storace vuol tornare a regnare

Storace alla Regione, seconda puntata. Il leader della Destra ha ufficializzato ieri al Teatro Olimpico la sua “discesa in campo” per via della Pisana, per “non consegnare la Regione ad una sinistra faziosa”. Tra gli applausi della sala, gremita di sostenitori con cartelli “american style” e magliette giallo limone, Storace ha chiamato a raccolta i moderati, i moderatamente incazzati e gli astensionisti. Il suo programma parla di tagli alle auto blu,deregulation spinta sul fronte burocratico, riforma del sistema di assistenza agli stranieri (in senso restrittivo, pare): qualche riferimento all’agricoltura del Lazio e la determinazione a riprendersi il controllo della Sanità laziale, commissariata dal 2007. Si tratta di un revival preoccupante, che rievoca un quinquennio di debiti, malagestione e intolleranza verso il diverso.

Successe nell’anno 2000. Storace entrò alla Pisana nel 2000, alla guida di una giunta di centrodestra fatta di democristiani e missini: con lui c’era l’alleata-nemica Alessandra Mussolini e i cattolici. Promosse le discusse politiche per la famiglia – agevolazioni economiche per la coppia, rigorosamente eterosessuale  e sposata; colpì duramente la sperimentazione della pillola contraccettiva e tentò di far revisionare i libri di testo scolastici sul Novecento. Con particolare riferimento alle foibe, per le quali creò il Giorno del Ricordo. Fin qui, una “normale” politica di centrodestra (ispirata, sul versante cattolico, da Olimpia Tarzia).

Il buco della Sanità. E’ sul fronte assistenziale che Storace si perse, dieci anni fa. Tra il 2003 e il 2005 le Asl non produssero bilanci, né la Regione li chiese. Nel 2006, 16 mesi dopo il cambio della legislatura (passata a Piero Marrazzo), salta fuori un buco da 10 miliardi di euro. Un buco vero, tutt’altro che smentito dalla Corte dei Conti (come sostiene Storace): la giunta, per finanziarsi, firmò un’operazione di Sale&Lease Back sugli immobili del servizio sanitario. In pratica, vendette e poi riaffittò gli stessi locali degli ospedali, ad un tasso medio del 10% l’anno. A questi esorbitanti costi di finanziamento si aggiungevano gli sprechi – farmaci per pazienti cronici acquistati in farmacia con una perdita di 55 milioni di euro, mancati controlli sulle consulenze e le prestazioni di enti non convenzionati in favore della famiglia Angelucci (vedi Lady Asl). La situazione contabile, a fine 2005, segnava 9,9 miliardi di debito generati in questi e altri modi.

Il Laziogate. C’è poi lo spettro dello spionaggio su Storace. Nella campagna elettorale 2005, due suoi collaboratori violarono l’Anagrafe per silurare la lista Alternativa sociale della Mussolini e creare dossier fasulli su Marrazzo, i principali rivali. Il processo si è chiuso in primo grado nel 2010 con la condanna di Storace a 2 anni, ma la Corte d’Appello lo ha assolto: una convenzione – scoperta nel 2011 – attribuiva al collaboratore dell’allora Governatore il diritto di accesso ai dati riservati dell’Anagrafe. Storace non ha quindi violato la legge facendo investigare i dati personali dei suoi rivali per ricavarne vantaggio elettorale.

Oggi Storace riparte in campagna elettorale. Cerca l’alleanza con i moderati e i centristi, tentando di apparire “ragionevole”. Si mostra estraneo alle accuse sui conti (peggiorati dopo le giunte Marrazzo e Polverini, ora in rosso per 11,6 miliardi) e agli scandali di Fiorito e Maruccio. Da settembre il Giornale d’Italia online, da lui riaperto e guidato, lo sostiene a spada tratta, proponendo una versione edulcorata e patriottica dell’azione del capo. Andando anche a riscrivere la voce di Wikipedia sul leader, zeppa di riferimenti tratti da Il Giornale di Feltri e Libero. Il Lazio sta per tornare nelle mani del Nixon de noantri?