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Diritto di critica | July 20, 2019

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L'endorsement straniero lancia il Monti bis

L’endorsement straniero lancia il Monti bis

Mario Monti non è mai stato così forte come adesso che il suo premierato ha quasi un piede nella fossa. E da ieri, se possibile, lo è anche di più, dopo l’ennesima riprova dell’appoggio incondizionato che la sua figura riscuote all’estero. Per uno che non si è mai sottoposto al voto popolare e per un anno ha goduto del sostegno malpancista dei partiti, non è cosa da poco. Avere dalla propria parte l’appoggio della Cancelleria tedesca, di gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti, significa ipotecare il futuro.

A fine corsa, il presidente del Consiglio esce fuori non solo come il salvatore dell’Italia, ma anche e soprattutto come l’uomo ideale per ricoprire un secondo mandato. La conferenza stampa di Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa è stata – sia pure nella comicità dell’affermare tutto e il contrario di tutto – un momento drammatico. Le prospettive aperte da Berlusconi – che offre il suo partito al premier fatto cadere pochi giorni prima – è la bandiera bianca alzata sotto i colpi d’artiglieria giunti da ogni parte dopo la sua annunciata ridiscesa in campo. Ma significa di più. Significa che, fuori dai confini nazionali, una scelta diversa sarà guardata con sospetto. Le riforme, la politica del rigore e dei sacrifici, dovranno comunque andare avanti nel solco scavato fin qui. E, chiunque vorrà modificare l’impostazione del professore rischia di diventare un bersaglio vivente.

Un dato di fatto che vale per tutti. Se le elezioni le vincerà Bersani – come sembrerebbe – in che modo potrebbe modificare i provvedimenti del governo tecnico, sapendo cosa lo attende e chi rischia di scontentare? Basta guardare l’accelerazione degli ultimi tempi.

Monti annuncia le dimissioni e Berlusconi, spiazzato, va da Belpietro, in casa propria, a dire che dello spread non ci importa niente. La misura, già colma, si esaurisce. È lo stesso Mario Monti a dare “il segnale”, rispondendo a stretto giro con un’intervista a Rai Uno in cui rivendica i miglioramenti rispetto al passato. Il professore sembra dire “l’hai voluto tu”. In un tempo brevissimo Berlusconi si trova subbissato da un fuoco di artiglieria di potenza inaudita.

Un fuoco pirotecnico che arriva da ogni lato, mentre le sue contraeree sono vecchi arnesi ormai inservibili, o difettosi. La sorpresa è grande. Ancora non ha salutato, ma già sembra che Monti, slacciati i gemelli e liberatosi dalla camicia inamidata, abbia iniziato a tirare di boxe utilizzando le sue armi migliori: l’appoggio dell’establishment occidentale, europeo e americano. Forse nessuno si aspettava quello che sarebbe successo. Ciò che sta accadendo deve essere seguito con grande attenzione. Siamo giunti allo snodo fondamentale, da adesso in poi si fa sul serio: la partita per il Monti bis è appena all’inizio.

Berlusconi rientra mettendo la testa fuori dalla trincea per rispondere con un insulto alla Ue filo tedesca e gli piovono addosso le granate. Non riesce a chiamare a raccolta i suoi, anche perché non si sa più bene chi siano, ormai spezzettati come sono in tanti piccoli circoli sediziosi in guerra gli uni contro gli altri, spesso per arraffare un tramezzino dal buffet che fugge via.

Sale lo spread, i giornali europei lo calpestano chiamandolo la mummia, o mostrandone il volto che esce fuori da una “tazza del cesso”, gli avversari lo attaccano, ma non basta. E allora scendono in campo, prima la Germania e l’Europa e infine gli Stati Uniti.

Furiosa per la campagna elettorale in chiave antitedesca preparata da Berlusconi, Angela Merkel ha ribadito per due volte negli ultimi giorni, che gli italiani “sceglieranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”. Ribadendo “l’appoggio alle riforme lanciate dal governo Monti, che hanno consentito un ritorno della fiducia degli investitori nell’Italia”.

Ancora più diretti i siluri sganciati dal presidente del Parlamento Ue, Martin Schultz, e dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Secondo il quale, con “Monti l’Italia ha fatto grandi progressi, che non abbiamo visto con il suo predecessore. Come governo non commentiamo gli affari interni dei paesi – cos’è una battuta? -, ma tutti sanno che con Monti l’Italia ha fatto grandi progressi”.

E mentre il Parlamento europeo discute del ritorno del Cavaliere, col capogruppo dei liberal-democratici, Guy Verhofstadt, che chiede al collega del Ppe, Joseph Daul, l’espulsione di Berlusconi dal partito – sostenendo che in Italia “c’è un uomo politico che dice che ritorna, il governo cade e l’Italia va in crisi e tutta l’Eurozona rientra di nuovo in crisi” -, non ha dubbi l’ambasciatore ed economista statunitense David Thorne: “il governo italiano ha avviato un processo di riforme che ha creato le basi per la crescita economica. Monti ha dimostrato grande leadership e coraggio”. Anche Thorne guarda al nostro voto, “ è auspicabile che chiunque vada al governo continui il processo di riforme in una prospettiva di stabilità e crescita di lungo periodo”.

Ma non basta, l’International Herald Tribune, la versione internazionale del New York Times, definisce il ritorno di Berlusconi come “ una spiacevole notizia per la politica italiana e le sue riforme ”. Il giornale invita il premier a ricandidarsi, considerando che “l’Italia non può permettersi altri anni di stallo politico e di stagnazione economica causate dall’opportunismo senza vergogna di Berlusconi”. Ora, però, il problema non è ciò che resta – poco davvero – dell’immagine dell’ex premier, ma l’esplicita richiesta di un Monti bis, o, comunque, di un governo che si mantenga in linea.

Un problema non più solo di Berlusconi, ma di chiunque ha la velleità di governare. A cominciare ( e forse, per finire) da Bersani. I difensori dell’operato del professore parlano, non tanto agli elettori – giustamente seccati per l’intromissione di governi stranieri nel proprio diritto di voto – quanto ai leader di partito e consegna il seguente messaggio: vogliamo lui, o uno come lui. Europa e Stati Uniti vogliono Monti. I partiti sono avvertiti, anche se l’ultima parola – speriamo – spetterà solo agli italiani.

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