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Diritto di critica | September 24, 2020

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Che fine ha fatto Di Pietro?

Che fine ha fatto Di Pietro?

Di Pietro e l’Italia dei Valori continuano a scendere nei sondaggi e per lui l’unica possibilità per entrare in Parlamento – sia pure con percentuali risicate – al momento sembra essere l’apparentamento con la Lista Arancione di De Magistris. Col sindaco di Napoli e la probabile discesa in campo di Antonio Ingroia, Di Pietro si appresta a mettere in piedi il partito dei magistrati? Staremo a vedere. Certo è che di Di Pietro non si ha praticamente più notizia. Uno dei protagonisti della seconda Repubblica sembra essere scomparso, sparito nel nulla.

Sparito. Nel Porta a Porta di martedì, Silvio Berlusconi ha rivendicato l’avanzo di 123 ore di diretta Rai che sarebbero state concesse al Pd in occasione delle primarie. L’ex premier ha lasciato intendere che dovrà recuperare e sembrerebbe aver già cominciato, con tre apparizioni in tre giorni: due sulle sue tv e una in Rai. Alla bulimia televisiva di Berlusconi fa da contraltare la “dieta” imposta ad Antonio Di Pietro. Sparito dalla tv pubblica. Non solo dai talk, ma anche dai tg, dove il suo faccione accalorato e l’occhio malandrino chiosavano spesso i servizi politici. Per l’ex pm, che continua a trovare spazio almeno da Santoro, è il momento più difficile della sua carriera politica.

Scandali e scissioni. L’Idv è dato in continuo calo e proprio martedì, da Vespa, i sondaggisti lo hanno “pesato” tra l’1,5 e il 2%. Pochissimo se solo pensiamo al recente passato. Cosa è successo? La scissione operata da Massimo Donadi e altri pezzi da novanta e le inchieste sugli scandali come quella sul capogruppo alla Regione Lazio Vincenzo Maruccio (che usava i fondi pubblici per giocare alle slot) hanno terremotato l’Idv. Ma il vero colpo del KO lo hanno messo a segno Milena Gabanelli e la squadra di Report. Dell’inchiesta “gli Insaziabili” di Sabrina Giannini si è parlato per giorni. In sintesi, Di Pietro, l’eroe di mani pulite, è parso come uno che predica bene e razzola male. Un uomo che ha utilizzato la sua carriera politica per costruirsi un impero immobiliare, estromettendo tutti dal controllo dei fondi pubblici incassati dal partito. L’ideatore di una gestione familistica in grado di fare e disfare, di acquistare non si capisce bene quanti immobili (c’è stata molta confusione tra le case, le proprietà immobiliari e le particelle catastali) e con quali soldi. Un quadretto dell’ex magistrato dall’effetto dirompente quello andato in onda il 28 ottobre, la domenica in cui si sono svolte le elezioni amministrative siciliane da cui l’Idv è uscito con le ossa rotte.

Tutta colpa della Gabanelli. Un leader del suo calibro ha subito avvertito l’effetto che il filmato avrebbe prodotto sull’elettorato. Il Di Pietro messo alla berlina su RaiTre è apparso tirato, impreciso, balbettante, pieno di vuoti di memoria e quindi poco convincente. Troppo simile a tanti altri politici già terrorizzati dal faccia a faccia con la telecamerina sul tavolo. Report ha fornito un ritratto a tinte fosche, senza rilievi penali apparenti – eccezion fatta, forse, per la casa di via Merulana che potrebbe esser stata ristrutturata coi soldi pubblici – ma capace di ammazzare un bue dal punto di vista dell’immagine. L’ex pm è apparso un dispotico accentratore che utilizza i fondi pubblici del partito come cose di famiglia. E questo grazie a un’associazione parallela, con nome quasi identico a quello del partito, ma composta da un triumvirato: Antonio Di Pietro, Silvana Mura e Mario Di Domenico, poi sostituito dalla moglie di Di Pietro. Viene da chiedersi perché Report abbia dato voce e risalto, come grandi accusatori, a due personaggi condannati, delle cui rivelazioni finora si era servita esclusivamente la stampa filo berlusconiana. Il Giornale e Libero, infatti, sono anni che battono sulle proprietà immobiliari di Di Pietro, ma che lo faccia Report è tutt’altra storia. Negli anni, la trasmissione della Gabanelli è divenuta l’emblema del giornalismo d’inchiesta. Amato soprattutto a sinistra, ma sempre considerato equidistante dal potere.

Gli “avvocati d’ufficio”. In aiuto dell’ex pm – a dire il vero senza grande successo – sono scesi in campo, Travaglio, Santoro e Grillo. Marco Travaglio ha fatto notare come, sulle case di Di Pietro, Sabrina Giannini abbia preso un grosso granchio, elencandone un numero enormemente superiore al vero e dando credito a Di Domenico e Veltri, già condannati a risarcire Di Pietro per averlo diffamato. Michele Santoro ha offerto all’ex magistrato il contenitore più famoso d’Italia per poter rispondere alle accuse, mentre Beppe Grillo ha lanciato l’idea Di Pietro al Quirinale, salvo ribadire il suo netto no ad un alleanza politica con quello che ritiene comunque un amico.Lentamente Di Pietro si è ripreso ed ha cominciato a gridare al complotto. Intervistato da Carlo Tecce, per Il Fatto, il leader dell’Idv prima ha predetto: “Chi rompe le scatole al governo di Mario Monti e critica il presidente Napolitano per il conflitto d’attribuzione con la Procura di Palermo viene automaticamente escluso”. Ma è su Report che non ha dubbi, c’è stata la volontà di colpirlo: “Tutti possiamo sbagliare, ma in questo caso non si tratta di errore. Sarebbe bastato, oltre a copiare le accuse della stampa berlusconiana, andarsi anche a vedere come avevo risposto a quelle accuse, invece di organizzare un’imboscata…”.

I sospetti. Di Pietro paga per errori suoi, o, davvero, qualcuno ha deciso che era giunto il momento di farlo fuori? E chi è il mandante che ha deciso di eliminare l’ex magistrato dalla scena politica? Il Pd, che all’epoca era costantemente sbeffeggiato e messo sotto attacco dall’ex pm? Napolitano, mai amato e criticatissimo per il conflitto d’attribuzione sollevato dopo le intercettazioni con Mancino? Monti e il governo tecnico, espressione di lobby economico finanziarie spaventate dall’Idv? È vero che, col Cavaliere dato prematuramente per finito, Di Pietro non serviva più all’élite antiberlusconiana e spostatosi verso l’antipolitica a rimorchio di Grillo, ormai stava diventando un peso e un pericolo? Ma se così fosse l’arma del delitto sarebbe Report? Alla faccia della presunta indipendenza della “ditta” Gabanelli.

Una mossa suicida. C’è però chi ritiene che Di Pietro si è autoaffondato con una serie di prese di posizione demagogiche e di errori grossolani (vedi l’affitto al partito) al limite della malafede. O, piuttosto, è stato affondato perché il palazzo può tollerare tutte le posizioni a patto che ci si riconosca al suo interno e non si tenti di tirarsene fuori per poi capitalizzare a proprio vantaggio l’odio verso la politica? Domande che ci accompagneranno nella terza Repubblica. Un non luogo in cui molti rapporti di forza sono destinati a cambiare, ma dove, dietro il bon ton inaugurato dalla parentesi tecnica, i colpi bassi arriveranno sempre più duri e sempre più coperti.

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Comments

  1. Di Pietro ha fatto tanti errori, ha pagato e sta pagando la sua costante opposizione contro il sistema politco. Il suicidio politico è avvenuto quando ha appoggiato De Luca a Salerno. Comunque, è sempre stato un uomo che ci ha sempre messo la faccia, sempre. Triste è il fatto che Report e molti altri si sono accaniti contro di lui quando altri fatti ben più gravi sono stati compiuti e nessuno ha mai gridato allo scandalo. Politicamente parlando è stato l’unico a fare vera opposizione in Parlamento. Tanto di cappello.

  2. è stato berlusconi avendicarsi di questo zozzo mariuolo

  3. Paolo B.

    E allora mi chiedo, se l’IdV è stata scaricata dagli Italiani per illeciti vari e non, come è possibile che non l’abbiano fatto anche con il PD, che come sappiamo tutti in quanto ad illeciti e scandali ci va alla grande? Per non parlare del sostegno scandaloso al governo strozzino di Monti? Ecco perché dei sondaggi pro PD che pubblicano varie testate di regime, bisogna diffidare alla grande. Altro che 30% al partito di Bersani, se hanno le percentuali del PdL è anche troppo…