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Diritto di critica | July 11, 2020

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Flavio Tosi, il Renzi mancato del centrodestra

L’ANALISI – Se la Lega avesse saputo gestire meglio la strategia e la sua comunicazione esterna, forse Flavio Tosi avrebbe potuto trascinare tutto il centrodestra, così come Renzi ha fatto nella parte opposta della simmetria. E invece no. Messo alle strette dalle strategie vuote del Cavaliere, Maroni ha tenuto l’attuale sindaco di Verona nel congelatore per troppo tempo: a sinistra si svolgevano le primarie, a destra tutto taceva. O meglio: si inseguivano i desiderata di Berlusconi.

Con una Lega da ricostruire, dopo il ciclone delle inchieste, Maroni ha preso tempo e ha cercato di “ripartire dal basso”, dalla Lombardia, lasciando la scena al Cavaliere. E il nome il Tosi è uscito solo all’indomani del fallito accordo di sabato con Berlusconi. Tanto che, invece di rubare le scene e mettere – a destra – all’angolo il Cavaliere, è lo stesso Tosi a rilasciare dichiarazioni ormai spente e prive di convinzione.

«Rappresentare il movimento», ha dichiarato il sindaco ai microfoni di Tgcom24 appena è arrivata la notizia dell´investitura di Maroni, «è sempre un onore, poi è chiaro che la nostra battaglia più importante è la Lombardia perché da Roma le cose non cambiano. Dobbiamo sperare di cambiare le cose dal basso e resta prioritaria la questione lombarda». E ha concluso: «Mi rendo conto che non sarò mai presidente del Consiglio, ma sarà una sfida per aiutare il movimento». E aggiunge: «Anche se fosse, sarebbe una candidatura di bandiera, per far ottenere consensi al mio movimento. L´unica cosa certa è che continuerò a fare il sindaco. Sono stato rieletto sei mesi fa e non mi pare corretto lasciare la città». E proprio poco fa, tuffandosi nel lago a Brenzone, Tosi ha sottolineato: «quest’anno mi tuffo per scongiurare una possibile candidatura, ho da fare a Verona e per ora voglio occuparmi di questo».

Ma se il sindaco di Verona fosse stato gettato nell’arena politica un mese fa, senza guardar troppo alle performance di un leader ormai “bollito” come Berlusconi, la sua candidatura avrebbe potuto far rumore, concorrendo con lo sprint di Renzi. E forse anche nel Pdl più di qualcuno si sarebbe comportato diversamente.

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