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Diritto di critica | August 10, 2020

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Sulcis, un anno dopo è tutto da rifare

Il 2013 non salva nessuno. Gli operai ex-Rockwool che si sono murati nella miniera tra Natale e S.Silvestro sono ancora senza risposte, appesi alle trattative tra Regione e Ati Ifras del 15 gennaio. All’Alcoa solo i lavoratori diretti hanno ottenuto la cassa integrazione straordinaria, quelli dell’indotto no: acquirenti non se ne vedono, e il cambio di governo non aiuta. Cosa devono aspettarsi i “figli della crisi” e gli operai dal post-Passera?

La protesta. Sapeva di disperazione l’ultima trovata degli operai dell’ex fabbrica di lana di roccia Rockwool: murarsi vivi dentro la miniera dal 21 dicembre. Un messaggio video spezza cuore per il giorno di Natale, la resistenza e gli slogan a Santo Stefano, e poi l’uscita il 31 dicembre, “verso il 2013, verso la vita”. Loro sono fuori, ma la trattativa non si è mossa. Il 15 gennaio sindacati, azienda e Regione Sardegna si riuniranno per tentare qualcosa: ci sono voci di cessione dei lavoratori all’Ati Ifras, azienda preposta alla bonifica dell’area mineraria del Sulcis. Tutto da confermare, dal numero di dipendenti che “entreranno” nel salvataggio e delle risorse a disposizione.

L’Alcoa spenta. L’altra tragedia occupazionale del Sulcis, Alcoa, non sta meglio. Le diverse vertenze che la delimitano sono in panne: l’Alcoa-Klesh non vede arrivare gli acquirenti promessi in autunno, Aurelius ha chiuso le trattative per l’acquisto della fabbrica Alcoa in estate e la cassa integrazione è iniziata per oltre 500 dipendenti. Mentre gli stabilimenti si spengono e chiudono, il dramma si allarga. Il 27 dicembre è stata firmata l’intesa per l’Alcoa di Portovesme, che garantisce la cassa integrazione straordinaria per 476 dipendenti diretti. Ma l’assenza del ministro Passera e dei vertici aziendali alla firma (sostituiti da sherpa burocratici) ha escluso dall’accordo i lavoratori dell’indotto – altri 400 operai del Sulcis – per cui la cigs rimane preclusa. Cioè a casa e senza soldi.

Un anno di lotte inutili? La paura è che le lotte degli operai del Sulcis rimangano inascoltate. Gli sforzi del governo tecnico, se anche ci sono stati, non hanno permesso un effettivo rilancio delle speranze: le aziende in trattativa sono scappate una alla volta, lo Stato non garantiva abbastanza incentivi (soprattutto come sconto sull’energia e risorse iniziali). Ora si tratta per la cassa integrazione e il supporto economico temporaneo, senza prospettive concrete. L’unica chance della zona sembra la bonifica ambientale delle 8 miniere: un lavoro che non potrà impegnare tutti i lavoratori fuoriusciti da Alcoa e Rockwool, nè potrà garantire un futuro occupazionale stabile. E’ un contratto a progetto, che non accenna a partire, ma che durerà comunque troppo poco.

 

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