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Diritto di critica | May 30, 2020

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Nuove tasse in tempo d'elezioni

Nuove tasse in tempo d’elezioni

Tutti i candidati al Parlamento promettono tagli alle tasse, ma il 2013 non sarà un anno leggero. Dopo l’Imu, che ha dominato il 2012, arrivano Ivie, Tares e Tobin Tax, a superare il muro del 45% di pressione fiscale sugli italiani. Il problema come al solito è: chi paga? La casa, ovviamente. Anche all’estero, e molto di più dei patrimoni finanziari. Senza scordare l’Iva, che da luglio sale al 22%. 

Se perfino Mario Monti promette di ridurre il cuneo fiscale sugli italiani, la situazione (specie elettorale) è davvero grave. Il Prof ha passato il 2012 a difendere i “sacrifici” imposti al Paese, assicurando che qualsiasi taglio alle tasse avrebbe fatto fallire l’Italia. Così siamo arrivati ad una tassazione media del 44,7%, pressione eccezionale per tempi di crisi. Ora si scopre che possiamo ridurla di un punto, scendendo al 43%, se votiamo Monti. Dopo un anno a fare cassa, ora in tempo di elezioni si può allargare la manica –  e cancellare i “sacrifici”?

Sarebbe bello vederlo succedere, ma così non è. Il 2013 inizia anzi con un aumento della pressione fiscale. Tre nuove tasse iniziano a pesare proprio dal 1 di gennaio, andandosi a sommare all’Imu: l’Ivie, la Tares e una versione italica di Tobin Tax. 

La Tares sostituisce la vecchia tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) e assorbe anche la tariffa per l’igiene ambientale: si pagherà a partire da aprile e inciderà, secondo le associazioni dei consumatori, per 80 euro a famiglia. L’importo sarà calcolato in base alla dimensione dell’immobile e sarà a carico del residente, non del proprietario. Un pizzico di efficienza in più, su una gabella storica,  ma poco altro.

L’Ivie invece sorprende. E’ l’estensione dell’Imu agli immobili all’estero, ovviamente di proprietà dei cittadini residenti in Italia. Chi paga le tasse al fisco italiano e possiede una casa in Francia, per dire, dovrà versare allo Stato il 7,6 per mille del valore catastale dell’immobile, ogni anno. Agevolazione per chi all’estero ci vive (come se fosse una prima casa, insomma), e che porta l’aliquota al 4 per mille.

Colpisce i ricchi, questa tassa? Sicuramente va a stanare i “furbetti”, che hanno tentato di sottrarre i propri redditi al fisco italiano investendoli nel mattone estero. Ma solo in Europa sarà efficace, visto che per il resto del mondo la definizione del valore catastale è tutt’altro che facile. Il rischio, comunque, è che siano poche le “vittime” della nuova tassa, e concentrate in un ceto medio non imprenditoriale (intestando gli immobili ad una società, per esempio, vengono sottratti alla Ivie).

La Tobin Tax in arrivo convince ma non troppo. Da marzo comprare e vendere azioni costerà lo 0,12% in più nei mercati regolamentati (il Ftse Mib, per intenderci) e lo 0,22% in quelli “over the counter”. Paroloni che significano poco: una piccola tassazione sugli scambi e sulla speculazione finanziaria, troppo bassa per allontanare gli investitori professionisti, forse sufficiente per raccogliere un flusso di cassa decente. Resta però ancora debole, e la sua efficacia tutta da dimostrare.

La vera mazzata, ancora una volta, arriverà con l’Iva. L’imposta sul valore aggiunto salirà dal 21 al 22% a partire da luglio. Una nuova tassa a pioggia, che colpisce soprattutto le fasce più deboli. Le stesse, promette Monti, che verranno aiutate con i soldi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale. Peccato che la destinazione di quei fondi è tutta da dimostrare, mentre le tasse ci sono da subito e con certezza.

Nel complesso, siamo ad un cuneo fiscale del 45,3%. Concentrato, ancora una volta, sulla proprietà immobile e sui consumi.

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