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Diritto di critica | November 22, 2019

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L’emergenza smog a Pechino non si placa, al via nuovo piano d’emergenza

L’emergenza smog a Pechino non si placa, al via nuovo piano d’emergenza

Terminate le scorte di maschere nei negozi, Pechino e i suoi abitanti si interrogano sulle contromisure da adottare per scongiurare il temuto pericolo smog. Il governo sta approntando, in queste ore, il nuovo piano di emergenza antinquinamento dopo le rilevazioni del fine settimana scorso. Lo stop è stato ordinato ad alcuni cantieri, le fabbriche hanno rallentato la loro produzione. Le scuole hanno cancellato le lezioni e le autorità hanno consigliato ai cittadini di rimanere a casa.

Gli ospedali hanno segnalato aumenti del 30% del numero dei pazienti con problemi respiratori. Fuori dalla capitale ci sono stati ritardi nei voli e chiusure delle autostrade domenica scorsa a causa della scarsa visibilità. Il PM2,5 ha toccato quota 700 microgrammi per metro cubo, un valore ritenuto pericolosissimo per la salute umana, in grado di penetrare in profondità nei polmoni. Anche la stazione di monitoraggio istallata nell’ambasciata americana e gestita direttamente dagli Stati Uniti, per misurare la veridicità dei dati cinesi, ha registrato dei valori ancora più drammatici con punte di 845 microgrammi per metro cubo.

Generalmente, la qualità dell’aria per essere considerata buona deve avere valori di polveri sottili inferiori ai 50 microgrammi per metro cubo, 14 volte in meno di quella presente a Pechino. Pan Xiaochuan, il vicedirettore del Dipartimento di Medicina del lavoro e ambientale dell’Università di Pechino ha riferito che gli alti livelli di inquinamento sono stati causati dal maltempo, piuttosto che dalle emissioni di gas. Alcuni esperti, però, hanno suggerito che molte persone stanno bruciando enormi quantità di carbone a causa di un inverno particolarmente freddo.

I media cinesi hanno riportato che più della metà delle 70 città monitorate hanno fatto registrare una qualità dell’aria pessima durante il fine settimana scorso. Gli ambientalisti hanno più volte denunciato la politica del governo che, pur di non frenare la crescita economica, sta mettendo a rischio la salute dei cittadini cinesi. I negozi non sono riusciti a soddisfare in pieno le richieste di maschere e depuratori d’aria, domanda salita di circa dieci volte rispetto alla normalità.