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Diritto di critica | October 15, 2019

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L’insediamento di Obama, ‘‘il viaggio infinito’’ che scalda i cuori americani

L’insediamento di Obama, ‘‘il viaggio infinito’’ che scalda i cuori americani

Obama insediamentoSolennità ed emozioni forti alla cerimonia di insediamento del presidente Barack Obama, al suo secondo mandato consecutivo alla Casa Bianca. Davanti al giudice della Corte Suprema Roberts, l’uomo più potente della terra ha giurato sulla Bibbia di Abramo Lincoln e su quella di Martin Luther King, i padri e riferimenti spirituali degli Stati Uniti. “Oggi continuiamo un viaggio infinito” sono state le prime parole di Obama, visibilmente emozionato.

Temi come l’economia, la sanità, il ruolo del Governo in politica estera, quello scottante delle armi, sono stati affrontati con determinazione e chiarezza. Un discorso accorato e progressista, quello del presidente americano salutato dagli applausi e dagli incoraggiamenti delle settecentomila persone al National Mall di Washington. Presenti personalità del mondo della politica (Bill Clinton e la moglie Hillary, l’ex presidente Jimmy Carter con la moglie Rosalynn), ma anche dello spettacolo (la cantante Beyoncé, il rapper Jay-Z, l’attrice Eva Longaria, che in campagna elettorale tenne discorsi a favore di Obama) e dello sport (l’ex stella dell’Nba Bill Russell, atleta di colore che si è battuto negli anni a favore dell’integrazione razziale).

L’invito al rispetto dei diritti e della libertà è stato rivolto a tutti, da parte di Obama: “Il nostro lavoro non sarà completo finché i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro in base alla legge. Noi tutti uomini siamo stati creati uguali”. Un monito importante per tutto l’Occidente e l’Europa, ma anche per numerosi paesi che ancora non riconoscono le unioni omosessuali. Il tema dell’immigrazione preoccupa il presidente Obama: “Il nostro lavoro non sarà finito finché non troveremo un modo migliore per accogliere gli immigrati che ancora pensano che l’America sia una terra di opportunità, finché studenti e ingegneri trovino lavoro anziché essere espulsi dal Paese, finché i nostri figli, dalle strade di Detroit alle tranquille vie di Newton, non saranno curati, coccolati e sempre lontano dal pericolo”. Il riferimento chiaro è alle stragi compiute mesi fa e prefigura una serrata lotta contro le lobby delle armi.

Lo spauracchio della crisi economica viene esorcizzato con un appello all’unione: “Uniti possiamo farcela, finché siamo uniti. L’impegno che prendiamo gli uni verso gli altri – ha sottolineato Obama – attraverso Medicare, Medicaid e Social Security (programmi di previdenza sociale) ci rafforzano, non ci rendono una nazione di persone che se ne approfittano, ma ci consentono di correre rischi che rendono questo Paese grande”. La ripresa economica che poggia la forza sulla classe media in crescita: “Un decennio di guerre sta finendo, le possibilità degli Stati Uniti sono senza limiti. Crediamo che pace e sicurezza durature non richiedano una guerra perpetua, perché siamo gli eredi di chi ha vinto la pace. Sosteniamo l’armonia – ha concluso Obama – dall’Asia all’Africa, dall’America al Medio Oriente”.

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