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Diritto di critica | November 24, 2020

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Finita la grande rincorsa di Berlusconi. Ora la partita si gioca al Senato

Finita la rincorsa di Berlusconi. Ora la partita si gioca al SenatoIl grande recupero di Berlusconi si è arrestato. La fotografia scattata dal sondaggio Ipsos per Ballarò non mostra più significativi spostamenti. Quasi come se il consenso degli elettori italiani si sia oramai congelato. Ora, però, la partita si giocherà tutta per l’elezione del Senato. Saranno pochi voti a Napoli o a Milano a far variare in maniera consistente il risultato finale, scontato a Montecitorio, del tutto incerto a Palazzo Madama a causa di una legge elettorale che prevede un premio di maggioranza per il Senato su base regionale.

Sinistra, centro, destra: poche variazioni. Il centro-sinistra, ad un mese dal voto, si trova al 38,5%, in lieve calo rispetto alle settimane scorse( -0,5%). La coalizione guidata da Silvio Berlusconi mantiene 12 punti di distacco, fermandosi al 26,5%. Dopo un recupero iniziale (+3% nella prima settimana di gennaio), il centro-destra non sembra più avere quel ritrovato vigore dopo la nuova discesa in campo del Cavaliere. Cresce in questa settimana solo dello 0,3%. Anche il Centro di Mario Monti non riesce ad aumentare i consensi. Sarà per questo che dopo essersi corteggiati a vicenda, il Professore proprio oggi ha tirato una nuova bordata anche a Bersani (“Lui e Berlusconi non sono affidabili”).

La sfida Ingroia-Grillo. Più interessante, invece, è la dinamica, in termini di consenso elettorale, nata tra le altre due liste/coalizioni: MoVimento 5 Stelle e Rivoluzione Civile di Ingroia. La discesa in campo del secondo ha costituito, nelle settimane scorse, un duro colpo per il MoVimento. Sembra che l’anima più giustizialista (orfana di Di Pietro) e quella di sinistra all’interno dei 5 Stelle abbiano ritrovato un polo attrattivo importante dove confluire. Non hanno aiutato di certo le sortite di Beppe Grillo su sindacati e Casa Pound. È difficile fare una stima precisa, ma è probabile che parte del consenso del M5S perduto nel mese di gennaio, sia andato al magistrato palermitano. Se il MoVimento ha perduto il 5%, in concomitanza con la discesa in campo di Ingroia, è probabile che 3 o 4 punti percentuali siano confluiti i Rivoluzione Civile. Tuttavia, ora Ingroia ha rallentato la sua scalata che probabilmente si arresterà a breve, avendo esaurito la platea a cui rivolgersi. Secondo Ipsos, il MoVimento di Beppe Grillo staziona al 12,8% (terzo partito, inseguito da vicino dalla Lista Monti, e quarta lista/coalizione), mentre Ingroia al momento si attesta al 4,6%, per la prima volta in calo dalla sua discesa in campo (-0,2%).

Dentro il centro-sinistra. Nella coalizione di centro-sinistra il Pd appare ancora in lieve calo, attestandosi al 33,1% dal 33,4% della scorsa settimana. Non paga l’apertura al centro prima del voto. Vendola, invece, è schiacciato tra il Pd e Ingroia e si ritrova anche lui in calo dal 4,9% della settimana scorsa al 4,8%. Marginale l’apporto di Psi e Centro Democratico, ben al di sotto dell’1%.

Dentro il centro-destra. Il Pdl ha arrestato la sua veloce corsa. Continua a crescere ma, rispetto alla settimana scorsa, si tratta di alcuni decimali. Oggi si attesta al 17,8%, mentre solo sette giorni fa era al 17,4%. Se andiamo a guardare poi il risultato su due settimane, il Pdl è salito di 1,7 punti percentuali, crescita che però si è concentrata nella settimana successiva alle festività natalizie. Sale anche la Lega Nord che passa dal 5% al 5,3%. Calano, invece, Fratelli d’Italia (il movimento guidato da Guido Crosetto e Giorgia Meloni) che passa dall’1,4% all’1,2%, e La Destra di Francesco Storace che passa dall’1,3 all’1,1%.

Dentro il centro. Cresce ancora la Lista Monti (“Con Monti per l’Italia”) che passa dal 10,9 all’11%. Una crescita compensata dal calo dell’Udc, oramai al minimo storico. Il partito guidato da Pierferdinando Casini sta pagando a caro prezzo l’appoggio al premier. In una settimana l’Udc è passato dal 4 al 3,8%. Stabile Fli all’1,2% dopo il calo delle ultime settimane.

Gli indecisi e gli astenuti, dove si gioca la partita. Il numero degli indecisi e degli astenuti sta diminuendo rapidamente con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale. Chi sta certamente pescando in quel bacino – fino a qualche mese fa tanto caro a Grillo – è proprio Berlusconi che vuole riconquistare i cuori dei suoi vecchi elettori delusi dall’esperienza di governo. Per questo le variazioni del consenso elettorale devono essere valutate anche in base alla crescita del numero di chi è intenzionato a recarsi alle urne. Non è chiaro se il Cavaliere ha oramai esaurito il suo margine di recupero, ma il numero dei astenuti, almeno secondo i principali sondaggi, si sta avvicinando alle percentuali delle scorse votazioni politiche (circa il 20%). Segno che non è rimasto molto da raggranellare. Piuttosto ora è il momento di convincere gli indecisi.

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