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Diritto di critica | November 27, 2020

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Psico-dramma nel Pd: la vittoria è a rischio al Senato

BersaniÈ oramai una battaglia che si combatterà sul filo di lana in alcune regioni. Basterà una manciata di voti in Campania e Lombardia per rovesciare il risultato e rendere ingovernabile questo paese. Si tratta certamente del risultato di una legge elettorale schizofrenica che da un lato premia il partito più votato a livello nazionale, e dall’altra (al Senato) regala ai partiti più radicati su tutto il territorio un bel vantaggio. Una legge elettorale disegnata appositamente per non far vincere il centro-sinistra, che è fortemente radicato nel centro-nord (regioni “rosse”) ma è strutturalmente in affanno in Lombardia, nel nord-est e al sud. Una legge elettorale che lo stesso Pd non ha avuto il coraggio di cambiare, convinto che il vantaggio accumulato sarebbe stato sufficiente per vincere anche al Senato.

Il Pd nel panico. L’errore di valutazione di Bersani è stato madornale. Non solo perché ha sottostimato la capacità di Berlusconi di riconquistare il consenso in campagna elettorale – esattamente come avvenne nel 2006 –, ma anche perché ha sbagliato tutto: dalla scelta di tenersi una legge elettorale come questa, alla comunicazione che di fatto finora non c’è stata. Così ora il problema è riuscire a portare in qualche modo la vittoria a casa. Se alla Camera è quasi scontato che il centro-sinistra riuscirà ad ottenere il premio di maggioranza, al Senato tutto è ancora possibile. Addirittura  – se si dovessero verificare alcune circostanze – potremmo trovarci con maggioranze diverse nelle due Camere e così per l’Italia si aprirebbe un bivio: un Monti bis di grande coalizione (con il Pdl a dare almeno l’appoggio esterno) oppure l’ingovernabilità. Se ciò dovesse avverarsi non sarebbe tanto per merito di un Berlusconi pronto a ripetere come un disco le promesse di sempre, ma per demerito del Pd e di Bersani, incapaci di imporre argomenti di dibattito in campagna elettorale come il lavoro, il precariato, la crescita. Le formule sono vaghe e mai incisive, come chiederebbe l’elettorato. E anche su Mps – al di là delle minacce di Bersani – il Pd continua ad incassare senza saper restituire, senza saper riproporre un “gioco” alternativo a quello di Monti e di Berlusconi.

Il “pareggio” lombardo. La sfida regionale più interessante è certamente quella lombarda. La candidatura di Ambrosoli per il centro-sinistra alla presidenza della regione potrebbe far da volano alla coalizione “Italia. Bene comune” per la corsa al Senato. Qui sono in palio 49 seggi, 27 dei quali riservati alla coalizione vincente. Gran parte dei sondaggi stimano le due coalizioni attualmente in sostanziale pareggio. Alcune rivelazioni come quella Tecnè per Sky Tg 24 segnala un lievissimo vantaggio del centro-sinistra (36% a 35%).

La Sicilia, ago della bilancia. In Sicilia sono 25 i seggi che verranno assegnati, 14 alla maggioranza, 11 all’opposizione. Qui solo Ipr Marketing attribuisce al centro-sinistra un piccolo vantaggio di 2 punti (35% a 33%). Tuttavia, tutte le altre rilevazioni attribuiscono un vantaggio al centro-destra seppur piuttosto limitato. Tecné, per esempio, attribuisce alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi appena lo 0,5% di scarto: più precisamente il centro-destra avrebbe il 28,1% dei consensi, mentre la coalizione guidata da Bersani il 27,6%. Qui bastano 10 mila voti per fare realmente la differenza.

La Campania al centro-sinistra. In Campania appare appena più evidente il vantaggio di Bersani su Berlusconi. La gran parte dei sondaggi attribuiscono mediamente un vantaggio del centro-sinistra sul centro-destra di due punti. Per Tecné la coalizione di sinistra si attesterebbe al 32,3%, contro il 28,1% della coalizione di centro-destra. Scarto confermato anche da Ipr Marketing che dà il centro-sinistra al 35,5% rispetto ad una destra al 31,5%. Secondo gli altri istituti di sondaggi, il distacco è inferiore, ma comunque ancora abbastanza evidente.

Il Veneto a destra. In Veneto, invece, la vittoria del centro-destra è relativamente scontata. Ad eccezione del sondaggio Lorien che dà vincente Bersani, tutti gli altri istituti attribuiscono la vittoria al centro-destra, anche se non con uno scarto schiacciante come in passato. Se Tecné evidenzia un distacco di circa 9 punti, (37,3% a 28,3%), Quorum fa notare un distacco di appena 2 punti percentuali.

Se il centro-sinistra dovesse fallire in tutte le regioni in bilico (Lombardia, Veneto, Sicilia e Friuli VG, dove il centro-sinistra è dato in leggero vantaggio), la coalizione guidata da Bersani si fermerebbe a 145 seggi. Un risultato così basso da rischiar di rendere vano un eventuale appoggio di Mario Monti. Se invece il centro-sinistra dovesse perdere in Lombardia e Sicilia non avrebbe la maggioranza al Senato per un solo seggio. Così appena chiuse le urne inizierà un conteggio che ricorderà molto lo spoglio americano. Quale regione sarà la “Florida” di Bersani?

Comments

  1. dalla padella alla brace! bravi italiani votate questa gente siete grandiiiiii.

  2. WinoBS

    Basta itaGlia