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Diritto di critica | September 22, 2020

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Israele bombarda in Siria e complica lo scacchiere mediorientale

caccia_IsraeleL’ANALISI – Israele bombarda la Siria. Gli obiettivi dei jet con la stella di David sarebbero stati due, un centro di ricerca militare di Jamaraya, nei pressi di Damasco e un convoglio carico di armi diretto in Libano. L’attacco al centro di ricerca di Jamaraya sarebbe avvenuto al tramonto di mercoledì; i caccia israeliani avrebbero raggiunto l’obiettivo passando a nord del monte Hermon per evitare i radar siriani e, dopo aver colpito alcuni depositi pieni di armi, si sarebbero allontanati; fonti parlano di due morti e cinque feriti.

Nella nottata tra martedì e mercoledì i jet di Tas’al hanno invece colpito un convoglio carico di armi, in particolare missili SA-17, nei pressi della strada Damasco-Beirut, in territorio siriano. Il sito militare di Jamaraya era stato assaltato più volte da gruppi di jihadisti con l’obiettivo di impadronirsi delle armi e non è da escludere che al proprio interno potessero trovarsi anche armi chimiche; ciò spiegherebbe il repentino intervento dell’aviazione israeliana.

Nel caso dell’attacco al convoglio, le fonti parlano di missili anti-aerei russi SA-17s in viaggio da Damasco verso la valle della Bekaa, nota roccaforte di Hizbullah; anche in questo caso non si esclude che vi potessero essere anche armi chimiche a bordo, come non è da escludere che il convoglio sia partito proprio dal deposito di Jamaraya.

Il rischio chimico. Non è la prima volta che Israele bombarda il territorio siriano, come nel settembre 2007, quando caccia di Tel Aviv distrussero un reattore nucleare in costruzione nella zona di Deir ez-Zor, vicino il confine con l’Iraq. Oggi però la situazione è ben diversa: non si tratta di un sito in costruzione che un domani potrebbe diventare un potenziale rischio ma si tratta piuttosto di un imminente pericolo; è infatti ormai da tempo che l’intelligence israeliana guarda con preoccupazione l’arsenale non-convenzionale di Assad che, a causa della guerra civile in corso nel paese, rischia di finire nelle mani di gruppi armati che potrebbero usarlo contro Israele.

E’ psicosi. Secondo la Israel Postale Service nell’ultimo mese il numero degli israeliani che avrebbero aggiornato i kit anti-armi chimiche e batteriologiche è triplicato e all’inizio di questa settimana una batteria anti-missilistica “Iron Drome” è stata installata a protezione di Haifa, nel nord del paese.

Fonti statunitensi riferiscono di un incontro avvenuto in settimana tra il capo dell’intelligence israeliana Aviv Kochavi ed alti ufficiali dell’esercito americano; che il raid sia stato uno degli argomenti di discussione?

Hizbullah e Iran, unici alleati di Assad. L’esercito regolare siriano è ormai in ginocchio, fa fatica a controllare il territorio, i confini e anche i propri depositi di armi. Assad dal canto suo ha ormai smesso da tempo di ascoltare i moniti della comunità internazionale, è ormai isolato, deve pensare a come salvare la pelle e sa bene che le armi immagazzinate nei depositi potrebbero cadere facilmente in mano ai ribelli, meglio dunque passarle a Hizbullah, il “Partito di Dio” libanese da sempre grande alleato di Damasco, forse l’unico alleato rimasto ad Assad, assieme all’Iran. Hizbullah potrebbe dunque raccogliere le armi siriane e metterle al sicuro in territorio libanese. Non bisogna poi dimenticare che Assad deve parecchi favori alle milizie di Hizbullah per il loro supporto logistico e militare contro i ribelli siriani e per il loro appoggio all’egemonia siriana in Libano.

La farsa anti-israeliana. La TV di stato siriana ha dichiarato che l’attacco israeliano è l’ennesimo atto di aggressione nei confronti degli arabi e dei musulmani; una dichiarazione che potrebbe far pensare a un ultimo disperato tentativo da parte del regime per cercare di ergersi come baluardo anti-israeliano e creare una coesione all’interno di quel mondo arabo che ha ormai voltato da tempo le spalle ad Assad.

Assad non ha più niente da perdere. Israele è in allerta per potenziali azioni offensive da parte dell’esercito regolare siriano e del suo alleato libanese. Se da una parte è vero che nel 2007 la Siria, all’epoca ancora in forze, non mosse un dito in seguito all’attacco subito, è anche vero che ora come ora Assad non ha più niente da perdere, non ha più quel ruolo di “cuscinetto” attribuitogli da alcuni analisti e non deve più contribuire a mantenere quei delicati equilibri strategici ormai venuti meno; dunque nella sua “disperazione” il regime, o quel che ne resta, potrebbe ora tentare di intraprendere azioni precedentemente “proibite”.

Hizbullah in crisi. Sul lato libanese anche Hizbullah non gode di ottima salute, parzialmente indebolito dal conflitto con Israele del 2006, preoccupato da quella guerra civile siriana che si fa sentire anche nel “paese dei cedri”, dove gli scontri tra milzie sciite filo-Assad e sunnite hanno provocato numerosi morti e feriti nel nord, in particolare nella zona di Tripoli e vicino il confine con la Siria; una drammatica situazione che ha necessitato l’intervento dell’esercito. A fine marzo 2013 inizierà poi il processo per l’uccisione di Rafik al-Hariri, il tribunale ha rinviato a giudizio quattro membri di Hizbullah ma l’organizzazione si è rifiutata di consegnarli alle autorità. Le armi di Assad contribuirebbero dunque a rafforzare il partito sciita libanese nel suo braccio di ferro con l’esercito regolare e con le fazioni sunnite.

E’ possibile che l’attacco israeliano sia il preludio alla caduta di Assad?

 

Comments

  1. Pierpaolo1947

    Riyad Farid Hijab, già Primo Ministro siriano sotto Basher al Assad ed ex top asset della CIA in Siria, ha recentemente dichiarato che il tempo sta lavorando a sfavore dei contras.
    Non dovrebbe meravigliare, quindi, che i mandanti, disillusi nelle loro speranze, optino per impegnarsi in prima persona.