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Diritto di critica | September 21, 2019

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Vende laurea su Ebay: è inutile

“Laurea inutile, la vendo”: provocazione o realtà?

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Sembra una spacconata, ma racconta bene l’Italia. Un dottorando in Filosofia, 26anni e cameriere in un locale torinese, mette in vendita la propria laurea su Ebay, perché inutile. Rassegnato? Non sembra, a leggere l’annuncio: ”raggiungerò i miei traguardi senza la laurea, quindi prendetevela”. Non è l’unico. Almeno 6 giovani su 10 (dati del gruppo Sanpellegrino) dichiarano che la laurea non li aiuta a trovare lavoro, anzi: è addirittura controproducente, perché le aziende ignorano (per il 16% degli intervistati) le conoscenze acquisite.

Pergamene per Aeroplanini. A fine corso di laurea, tutti gli studenti italiani devono pagare circa 100 euro per ritirare un pomposo documento (firmato dal Rettore) che ne attesta lo status di “Dottore in..”. Ma un ragazzo 26enne di Torino (Giorgio T.) non sa che farsene, e a ragione. Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia (quadriennale) ed essersi cimentato nel dottorato, si ritrova cameriere in un locale torinese a sbarcare il lunario, senza prospettive di inserimento in ambito accademico e un futuro di precariato. Meglio allora venderlo, questo pezzo di carta: a partire da Ebay. L’annuncio è molto dettagliato: “le ampie dimensioni dell’attestato permettono di poter costruire fino a tre aeroplanini di carta, è ottimo per accendere il fuoco o per sventolare parenti e amici nelle torride sere d’estate”. E altre idee simili.

Al fondo del gesto, goliardico ma non stupido, c’è l’amarezza di chi studia senza riconoscimento. Giorgio chiarisce: “non sparo a zero su tutte le lauree, chi esce da ingegneria e architettura ce la fa“, ma “per tutte le lauree umanistiche, è inutile anche solo proporsi”. Se poi si è laureati da più di 12 mesi, ti scartano anche dagli stage interni dei grandi enti (banche, assicurazioni, multinazionali), perché potresti essere troppo vecchio per non essere pagato.

I dati. Giorgio ha ragione, le facoltà umanistiche non danno da mangiare: a tre anni dalla laurea, il tasso di occupati oscilla tra il 20 ed il 40 percento. A prescindere dal voto. Tra questi “inoccupati” rientrano anche gli avvocati (giurisprudenza, con i praticantati eterni, ha un tasso di occupati del 21%), gli psicologi e i biologi. A ingegneria il tasso più alto, circa l’81%: ma è un’eccezione felice, pare.

Perché non vengono assunti? Lo studio di SanPellegrino riporta le risposte dei giovani intervistati: per il 31% dei laureati, sono i turnover bloccati a impedire le assuzioni. Più di un terzo invece indica le difficoltà maggiori nei costi del lavoro troppo elevati (12%), poca attitudine al rischio e all’innovazione (12%) e al mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro (12%). Ma soprattutto: per un giovane su 4 (26%), sono le aziende a non voler assumere. 

Ma oltre a queste percezioni, ci sono i dati Istat: per l’Istituto di Statistica, i diplomati trovano più facilmente lavoro rispetto ai laureati. Non solo al di sotto dei 25 anni, ma sotto i 30: 14,3% di disoccupati laureati contro l’11 percento per i diplomati. Perché? Eppure siamo il paese europeo con il tasso più basso di laureati: appena il 20% della popolazione, contro la media del 40% di Francia, Germania e Inghilterra (e la Spagna sta al 35%).

Le nostre imprese non vogliono o non possono assumere laureati: allora come dar torto a Giorgio T., che vende la laurea su Ebay e continua a fare il cameriere? 

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