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Diritto di critica | July 6, 2020

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Doping e criminalità organizzata, il connubio micidiale che scuote lo sport australiano - Diritto di critica

IlAustralia doping in sport allegations: Jason Clare, justice minister presidente dell’Agenzia mondiale Antidoping, John Fahey, ha definito i risultati dell’inchiesta “allarmanti”. Nella conferenza stampa a Canberra, il ministro della Giustizia australiano Jason Clare ha spiegato che “gli atleti di un certo numero di club, nelle principali discipline sportive, sono sospettati di utilizzare attualmente o aver ingerito peptidi, e che ciò potrebbe configurarsi come violazione delle normative anti-doping”. L’aggravante, poi, sta nella stretta collaborazione e connivenza con la criminalità organizzata. Agli atleti vengono somministrate anche sostanze non ancora approvate per uso umano. Le reti criminali, nello specifico, sono coinvolte nel distribuire le droghe degli atleti e al personale di supporto, inclusi medici, scienziati e allenatori.

Le sostanze proibite includono peptidi, ormoni e droghe illecite. Il ministro della Giustizia Clare ha assicurato che governo australiano intende reprimere duramente i casi di doping, delle partite truccate e la crescente influenza del crimine organizzato sugli sport. Non sono ancora note le identità degli atleti e quelle delle squadre coinvolte. L’Agenzia antidoping avrà poteri simili a quelli della polizia per condurre “indagini piene e senza ostacoli”. Potrà, infatti, obbligare gli atleti e altre persone sospettate a essere interrogate sotto giuramento e a consegnare documenti su richiesta.

L’Australia è stata investita da questo scandalo e gli amanti dello sport hanno appreso con sgomento questa notizia, proprio per il senso di fair play radicato in loro. Importante è vincere, ma non a tutti i costi. Per esempio, in caso di violazione dell’ Aussie Rules, uno dei codici sportivi più popolari del paese, chi si rende colpevole di infrazioni disciplinari non viene nemmeno preso in considerazione per la più alta onorificenza del gioco, la medaglia Brownlow. Anche nella Rugby League c’è uno dei codici sportivi più conosciuti e rispettati, anche se non ha una visibilità internazionale.

L’Australian Crime Commission ha sottolineato che le risultanze dell’inchiesta non sono collegate a quelle dell’Europol sul calcio. Il pallone australiano non è implicato nello scandalo globale del calcio scommesse. Il presidente della Rugby League, Dave Smith, ha invece ammesso che sono implicati dei giocatori e dei club della disciplina: “Le informazioni trasmesse alla National Rugby League riguardano più di un giocatore e di un club”. L’Australia, nonostante lo scandalo, è in prima linea nella lotta al doping. Le Olimpiadi di Sidney del 2000 sono state considerate “pulite”, prima di questo scandalo.