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Diritto di critica | April 6, 2020

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Questa campagna elettorale non s'ha da fare - Diritto di critica

crozza_berluIL GRAFFIO – La campagna elettorale ormai è finita. Resterà da spendere ormai qualche giorno prima delle elezioni, ma nulla più. Dopo lo scossone mediatico provocato dalle dimissioni di papa Ratzinger, l’uccisione della fidanzata da parte di Pistorius e il gran cappello di Sanremo che ogni sera rende i social il palcoscenico dei critici musicali de noantri, Bersani ma soprattutto Berlusconi devono rassegnarsi.

I giorni stanno trascorrendo via e la campagna elettorale più corta degli ultimi anni pare abbia messo la sordina: da quando il papa ha annunciato la fine del suo mandato il 28 febbraio prossimo, le sparate di Berlusconi (che comunque non ha smesso di andare in giro per programmi radio e tv), hanno meno eco, tutto sembra imbalsamato. Bersani, che a dire il vero già si sentiva poco prima, adesso quasi tace. Per non parlare della Lega, Vendola, Ingroia, Casini. Tutto è caduto in secondo piano. Le elezioni che si avvicinano paiono quasi una formalità.

E poi ci sono gli arresti. Ieri un’ondata di manette ha tintinnato in tutto il Paese: Baldassarri di Mps, Angelo Rizzoli, Cellino, il sindaco di Quartu, Mauro Contini, e l’assessore Stefano Lilliu. Senza dimenticare la vicenda Finmeccanica, di appena due giorni fa. Un mix di eventi che ha fatto cadere in secondo piano le parole dei politici, ormai già decaduti nel comune sentire dell’opinione pubblica e facilmente “superabili” da eventi che pure non dovrebbero far scivolare le loro parole e i loro programmi politici (?) in secondo piano. Nemmeno fossero un intrattenimento, un sottofondo.

A risentire di questo stato di cose, com’è ovvio, l’inseguitore, Silvio Berlusconi. L’ex premier, infatti, stava cavalcando l’onda mediatica creata dalla sua stessa persona e dalle sparate fatte a orologeria, puntalmente “inseguite” dai suoi avversari, incapaci di ignorarlo e sempre inchiodati a misurarsi con le promesse snocciolate dal premier. Ecco, questo colpo di freno a mano mediatico rischia di compromettere prima di tutto il Cavaliere. E senza martellamento quotidiano, Berlusconi ha poche chance di risalire e riconquistare le percentuali che vorrebbe. Mentre permette al Partito democratico di rifiatare.

La sinistra, ancora una volta, sta dimostrando un’incapacità cronica a dettare l’agenda della campagna elettorale, il passo è quello di Berlusconi. Almeno fino a lunedì scorso: allo tsunami mediatico delle dimissioni del papa sono seguiti Sanremo, Finmeccanica, Pistorius, gli arresti di ieri. Le promesse dei politici sono lontane, sanno ormai di vecchio e stantìo.

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