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Diritto di critica | March 6, 2021

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Cie Ponte Galeria in rivolta, colpa della politica

cie galeriaUn nigeriano resiste all’ordine di espulsione e scoppia la guerriglia nel Cie di Ponte Galeria (Roma), provocando due feriti e otto fermi. A 11 anni dalla legge Bossi-Fini e una settimana sola al voto per il Parlamento, nessun politico ha affrontato il tema dell’immigrazione clandestina e delle espulsioni. Nemmeno i “tecnici” di Monti. E, soprattutto, nessun partito propone misure serie nei suoi programmi elettorali.

La bomba esplosa. Sarebbe stato un nigeriano, secondo Angiolo Marroni, garante dei diritti dei detenuti del Lazio, a far scoppiare la protesta di ieri a Ponte Galeria, a pochi chilometri da Roma. Il giovane, detenuto nel Centro d’identificazione ed espulsione da diversi mesi, avrebbe rifiutato l’ordine di espulsione, provocando la reazione dei agenti carcerari: uno scontro che si è subito allargato, mettendo a ferro e fuoco il reparto maschile del Cie. Sono intervenuti i Vigili del fuoco per domare un rogo di materassi in fiamme, mentre due agenti penitenziari sono rimasti feriti. Otto migranti sono stati fermati per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

La miccia. Da tempo Marroni denuncia il Cie di Ponte Galeria per le pessime condizioni di vita dei migranti, costretti in spazi angusti e privi di contatti con l’esterno. A marzo 2012 un egiziano appena uscito dal Cie si tolse la vita, pare a seguito di danni neurologici subiti nello stesso luogo di detenzione a causa di pestaggi. La struttura detentiva Il Cie stesso è area off-limits per giornalisti e videocamere: proprio ieri, eccezionalmente, una delegazione di giornalisti di diverse testate aveva ottenuto il permesso di entrare, poi revocato per i gravi disordini. Si sa solo che dal 2010 ad oggi le fughe sono state tantissime, una decina soltanto nel mese di settembre 2011. Come spiega Marroni, “in strutture come questa centinaia di persone vivono una situazione da tortura psicologica quotidiana. Ogni episodio della vita di tutti i giorni può scatenare la violenza”.

La scintilla (e la responsabilità). Le responsabilità sono innanzitutto nella politica. I Cie sono nati 11 anni fa con la legge Bossi Fini (prima la Turco-Napolitano li chiamava Cpt, centri di permanenza temporanea), che sancì il principio di espulsione come misura standard contro l’immigrazione. Per “contenere i flussi”, si diceva, anche attraverso trattati internazionali e respingimenti in mare. Da allora, nessun governo ha ripreso in mano il problema immigrazione, sempre più esplosivo. Nè i due governi Berlusconi successivi, nè il governo Prodi – che pure su questi temi aveva forte sostegno dal basso – nè il governo Monti. Le opposizioni, da parte loro, non hanno saputo proporre alcuna riforma seria del problema, praticabile e avulsa dall’ideologia.

L’assurdo si consuma in questi giorni pre-voto. La campagna elettorale 2013 ha completamente ignorato il tema; tutti i partiti politici hanno evitato di inserire nel programma misure efficaci per cambiare una situazione insostenibile. Gli unici a prevedere un punto specifico in programma sono Storace, Fratelli d’Italia e Forza Nuova, che rafforzano la tesi dei respingimenti e della “massima severità”. Ascoltate per credere.

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