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Diritto di critica | October 14, 2019

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La diatriba dell’oleodotto ‘‘Keystone XL’’ tra dubbi degli ambientalisti e i propositi di Obama

La diatriba dell’oleodotto ‘‘Keystone XL’’ tra dubbi degli ambientalisti e i propositi di Obama

KeystoneContinua il botta e risposta tra chi è favorevole alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL, un impianto che si estenderà per oltre 2.700 chilometri dal Canada occidentale al Texas, e gli ambientalisti preoccupati che abbia un effetto negativo sul riscaldamento globale. Robert Kennedy jr e suo figlio Connor di diciotto anni sabato scorso erano stati arrestati davanti alla Casa Bianca nel corso di una manifestazione di protesta. Insieme a loro sono stati fermati altri 46 attivisti, che si erano incatenati ai cancelli.

Ora, il presidente della TransCanada, la società incaricata di costruire l’oleodotto, scaccia le preoccupazioni degli ambientalisti sostenendo che “nel caso fosse interrotta l’estrazione delle sabbie bituminose dal terreno ciò non avrebbe alcun effetto misurabile sul riscaldamento globale”. Alex Pourbaix, n.1 della TransCanada, ha accusato gli oppositori del progetto di aver grossolanamente gonfiato il probabile impatto che avrebbe il petrolio sulle emissioni di gas e, quindi, sul riscaldamento globale. Il Canada, attualmente, produce solo il 2% delle emissioni globali di gas responsabili dell’effetto serra. Pourbaix ha riferito, durante un forum di sostenitori dell’impianto, che le sabbie petrolifere concentrate in Alberta, dove è stata posta la prima pietra, rappresentano solo il 5% del totale.

“La matematica – ha spiegato il presidente di Trans Canada al Guardian – ci dice che le sabbie bituminose rappresentano solo un decimo dell’1% delle emissioni di gas a livello globale. Anche se la produzione di sabbie bituminose dovesse raddoppiare, la percentuale sarebbe comunque irrilevante”. I dirigenti della società hanno sottolineato lo standard di sicurezza dell’oleodotto, i posti di lavoro che saranno creati e il fatto che il petrolio provenga da un paese vicino e alleato degli Stati Uniti. Gli ambientalisti hanno chiesto con forza l’intervento del presidente Obama nel rifiutare un oleodotto da 7 miliardi di dollari, prendendo provvedimenti diversi per combattere i cambiamenti climatici.

Il Keystone XL porterebbe solo “petrolio sporco”, derivato dalle sabbie bituminose, e ciò richiederebbe una grande quantità di energia per produrre e raffinare il greggio convenzionale. Il tutto si tradurrebbe in un aumento delle emissioni dei gas serra stimato al 20% rispetto ad altre fonti. Il petrolio trasportato dall’oleodotto Keystone soppianterà il greggio proveniente dal Venezuela, dalla Nigeria e da altri paesi che sono responsabili del riscaldamento globale.

Obama nel discorso al paese la settimana scorsa ha sottolineato l’importanza di una svolta nell’affrontare l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Il presidente ha detto che userà l’autorità esecutiva per ridurre l’inquinamento dei gas serra, anche se il Congresso non agirà. Aveva manifestato, inoltre, perplessità sull’oleodotto, bloccando la sua costruzione due volte. Il Dipartimento di Stato ha potere decisionale sulla costruzione dell’impianto, perché attraversa un confine internazionale, ma entrambe le parti aspetteranno una decisione finale da parte di Obama.

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