Il Parlamento dei debuttanti precari, ma testardi
Con il M5S sbarcano in aula 162 ''marziani'': professori precari, studenti, attivisti per l'ambiente. Giovani, determinati, critici: ma ''mi creda, non cadiamo dal pero''
Scritto da Sirio Valent il 28 febbraio 2013 in Politica
Sono ‘strani‘ per Montecitorio. Non militano da anni in un partito, non hanno scalato gerarchie, non provengono tutti dalla solita laurea in Giurisprudenza. I grillini hanno pochi punti in comune tra loro, a volte solo le 5 essenziali stelle del simbolo e basta: ma, assicurano, “abbiamo tutti il nostro curriculum, non cadiamo dal pero”. Una piccola carrellata di nomi e facce per capire: bisogna aver paura, o apprezzare il cambiamento che portano?
Rossi e verdi. Facciamo qualche nome. Vito Petrocelli, ex militante dei Comitati di appoggio alla resistenza per il Comunismo: li abbandonò quando divennero Rifondazione, in quanto troppo “leninisti”. Da sempre lotta contro le trivellazioni petrolifere in Basilicata, in un Far West normativo e politico senza eguali nello Stivale. Forse è un nostalgico, ma la sua linea di lotta è notevole. Dalla sinistra arriva anche Manuela Serra, insegnante di sostegno precaria e prima senatrice sarda. Viaggia con una borsa piena di proposte, dalla bonifica ambientale ai trasporti, e propugna il referendum popolare sull’euro. Matteo Montero, perito chimico savonese di 38 anni, si batte da 4 anni contro l’ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure: crede nel downshifting e rifiuta il consumismo. Senza dimenticare Bartolomeo Pepe, fan di Chavez e del modello economico-sociale venezuelano.
Anche europeisti (sul serio). Anche nel Movimento 5 Stelle ci sono gli europeisti. Cristina De Pietro viene dal quartiere borghese di Albaro, a Genova, e ai vestiti “etnici” di sinistra preferisce il tailleur. Eppure partecipa al movimento con la sua esperienza di avvocato specializzato in affari europei, con diversi anni di lavoro a Bruxelles sul curruculum. E proprio a Roma vuol portare un fitto programma di semplificazione per far arrivare alle piccole e medie imprese i fondi dell’Unione Europea.
Da temere o da capire? I debuttanti del M5S non sono i classici doppiopetti della politica. La maggioranza è precaria, giovane, ambientalista (24 di loro aderiscono alla Lega Anti Vivisezione), combatte battaglie civili che altri preferiscono evitare. L’esclusione è forse l’elemento chiave per capirli: sono i “testardi” isolati dalla maggioranza della gente, perché petulanti o troppo difficili da ascoltare. Sono quelli a cui cerchi di tappare la bocca gridando “Vabbè, allora che vuoi fare, cambiare il mondo?”. Ecco, è con loro che dovremo fare i conti. E capire la loro visione delle cose: frontale. Dal lato più difficile, sempre. Forse li ringrazieremo per questo, forse li odieremo. Ma se ne riparla alle prossime elezioni: per ora, vediamo che proposte sapranno fare e che politica riusciranno a costruire.
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