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Diritto di critica | September 21, 2014

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Non fare prigionieri, Grillo sfugge all’abbraccio di Bersani

Non fare prigionieri, Grillo sfugge all’abbraccio di Bersani
Virgilio Bartolucci

bersani grillo 250x132 Non fare prigionieri, Grillo sfugge allabbraccio di BersaniL’ANALISI – Nel mezzo della confusione politica in cui sembra essere precipitata l’Italia, alcuni punti, in realtà, sembrano piuttosto chiari.

Il primo: Pierluigi Bersani non ha il coltello dalla parte del manico e non può comportarsi come se lo avesse. Non può proporre a Beppe Grillo – sempre snobbato e trattato con disprezzo e alterigia – una alleanza che il Movimento cinque Stelle non accetterà mai, a meno che non stia cercando di suicidarsi. Per il movimento di Grillo votare la fiducia ad un governo Bersani – definito un “morto che parla” – significherebbe sconfessare totalmente la linea intransigente nei confronti della vecchia politica e della partitocrazia. Al grido di “arrendetevi”, il M5S si è posto un traguardo che mai come ora sembra a portata di mano: mandare tutti a casa. Compromessi zero è stata la parola d’ordine su cui si è costruito il successo elettorale, tornare indietro adesso significherebbe sconfessare la ragione di fondo di una vittoria.

Pierluigi Bersani non può comportarsi come se fosse lui a dare le carte. Beppe Grillo è stato chiaro: il Pd ha la maggioranza alla Camera, il Pdl ha la maggioranza al Senato e dunque possono tranquillamente unirsi per un “governissimo”. Hanno affossato il paese, adesso tocca a loro governare insieme, come, tra l’altro – secondo il comico – hanno sempre fatto.

Ora, resta da vedere cosa faranno gli eletti e quanto sono autonomi, visto che – almeno così è stato sempre detto – Grillo è solo un garante. Se dovessero avere dubbi, però, vorrebbe dire non aver capito che “in guerra” non si possono fare prigionieri. Perché poi magari si liberano e ti fanno pure la pelle.

Intanto, i giornali sottolineano con grande risalto le proteste della base grillina. È lecito chiedersi chi si sia preso la briga di monitorare le dimensioni reali della protesta. Ma, al di là della sconosciuta consistenza numerica, nei commenti postati su blog di Grillo, a colpire è la poca lungimiranza dei militanti – o presunti tali – che vorrebbero vedere la fiducia accordata al Partito democratico. Dando vita ad un’alleanza antitetica al MoVimento, proprio quando il M5S potrebbe tranquillamente votare solo ciò che è coerente con i suoi principi. In questo modo il M5S potrebbe condizionare l’operato dei due partiti, diventando un pungolo costante. Votare e accettare solo i provvedimenti graditi, denunciando insabbiamenti e mosse poco chiare e tirandosi fuori da eventuali scelte economiche impopolari. Senza rischiare di sporcarsi le mani e, anzi, continuando a stigmatizzare, a denunciare la vecchia politica costretta a mettere fine alla pantomima dei due partiti in lotta e a mostrarsi per quello che è stata per anni: un consociativismo paludato.

A Grillo non sfugge la difficoltà di governare l’Italia in un momento simile e con i parlamentari alla prima esperienza politica. Tanto meno gli sfuggono gli sgambetti, i tranelli e le pugnalate di cui i suoi sarebbero vittima nell’abbraccio mortale dei partiti. Del resto la mossa di Bersani e di una dirigenza del partito agonizzante è altrettanto chiara. Dipingere il Movimento come un manipolo di irresponsabili ha due sbocchi: o farlo cadere in trappola, o funzionare da anticamera per l’unico accordo possibile, quello con Silvio Berlusconi. E proprio il ritorno del Cavaliere e l’ingresso in Parlamento del MoVimento del comico, sono stati stigmatizzati ieri dall’Economis, con una tagliente copertina: “Entrino i clown”.

Ma può il segretario del Partito democratico governare, sia pure per forza maggiore, con il giaguaro? Significherebbe infognarsi in una situazione tragicomica difficile da accettare per un elettorato già in crisi profonda. Vorrebbe dire anche consegnarsi legato mani e piedi a Grillo, pronto, alla prima decisione in contrasto con le sue richieste, ad aprire il fuoco sulla patetica alleanza.

Ecco perché Bersani insisterà sulla responsabilità del M5S e continuerà a chiedere la fiducia ai grillini, mettendo sul piatto proposte allettanti e cercando di spaccarli, di aprire una breccia tirando in ballo – magari con l’aiuto di Napolitano – anche la loro coscienza individuale di italiani che non vogliono un paese allo sfascio per seguire il tornaconto personale del “capo”.

Bersani sa benissimo che – per evitare di votare subito e vedere Grillo crescere ancora – l’unica strada alternativa a un governo con Silvio Berlusconi è coinvolgere e fiaccare l’immagine del M5S. Preparare il terreno per un domani migliore. Sarà questa l’ultima missione del segretario prima del passo d’addio?

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