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Diritto di critica | July 15, 2020

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MPS: molto più di uno scandalo finanziario. È ora che qualcuno risponda - Diritto di critica

mpsÈ ora di parlare e di spiegare qualcosa. Magistrati, arrestati, indagati, vertici economici, vertici politici, etc., etc… Chiunque sappia qualcosa deve parlare. Per ciò che ci riguarda, senza mezzi termini e abbandonando ogni prudenza – ne faremo ammenda se dovessimo venire smentiti – dobbiamo chiederci se non ci troviamo di fronte all’ennesimo mistero. All’ennesima storia all’italiana, in cui è facile ritrovare tante mezze verità e difficilissimo averne una sola. Il caso di cui si continua a parlare per anni con titoli e titoletti su “lo scandalo MPS” senza che poi si sia mai chiarita la vera dinamica e le vere responsabilità dei fatti.

Per questo tutti devono partecipare a questo sforzo comune, utile a renderci un po’ meno all’oscuro del mondo in cui viviamo. Un mondo di cui ci sfuggono alcuni passaggi. Quelli che stanno più in alto. Lì dove si prendono le decisioni, lì dove vive – forse – un’èlite insondabile che tutto conosce. Sempre liminale a una società altra, una nicchia sconosciuta e invisibile che, a volte, sembra dominare tutto, altre essere solo il frutto della più pura dietrologia. Dopo che anche un suicidio – sempre che di suicidio si tratti – ha fatto capolino tra le rovine della banca in attività (ancora per quanto?) più antica del mondo, il caso MPS non può più essere più taciuto. Dobbiamo sapere.

Dobbiamo sapere se ci attendono altre sorprese. Se, ad esempio, il buco è più grosso dei 4 miliardi dichiarati. Se e cosa rischia la banca, visto che esimii professori ci hanno edotto da tempo su cosa significherebbe per la collettività – per TUTTI – il crollo di un istituto di credito. Dobbiamo sapere, soprattutto, perché è evidente anche al più ingenuo degli osservatori che c’è dell’altro rispetto a quanto sappiamo. Molto altro.

Perché un manager addetto alla comunicazione del gruppo Monte dei Paschi, David Rossi, a cui la procura aveva perquisito gli uffici, ma che non risultava indagato, si getta da Rocca Salimbeni rovinando al suolo? E prima butta nel cestino (nel cestino!?) un biglietto indirizzato alla moglie (alla moglie? Sicuri?), con scritto “ho fatto una cavolata”? Di cosa stiamo parlando, di un poemetto cinquecentesco consumatosi tra castelli, dame e amor cortese? Certamente no. Allora, stiamo descrivendo la trama appena percepibile di qualcosa di più losco ed oscuro, in cui ruotano soldi – una marea di soldi – e tanto, tanto potere.

Certo, può anche darsi che la paura e il rimorso abbiano minato psichicamente David Rossi fino a portarlo a uccidersi. Può darsi anche – e fino a prova contraria lo è – che sia stato innocente e si sia ucciso sulla spinta emotiva di accuse ingiuste. Ma appare strano, dato che questa volta – caso rarissimo -, tolti gli inizi, il riserbo è totale. Fin troppo. Nessuno chiede di sapere le mosse future dei pm, o di lèggere le intercettazioni, ma qualche notizia in più sul quadro d’insieme che sta emergendo sarebbe auspicabile. La stessa magistratura deve rendersi conto che non c’è solo Berlusconi interessato a chiarire i risvolti di una storia che tocca in profondità la terza banca italiana e il Pd. Ci sono anche altri soggetti, magari i correntisti impauriti, i dipendenti, gli investitori e forse anche i militanti di un partito, il Pd, che ancora non ha imparato che su certe cose è meglio rispondere.

La storia di Mussari fa sorridere. Chi è? Da dove viene? Chi lo sceglie per fare il banchiere? Diventa presidente grazie a nomina politica, o no? Di chi? È normale che un avvocato diventato banchiere, venga, poi, – dopo aver combinato un disastro nell’acquisto di Antonveneta dal gruppo Santander – nominato a capo dell’Abi? Per quali meriti? Ripetiamo, chi c’è dietro?

Sembra di capire che la banda del 5% la conoscessero in parecchi nel mondo delle banche, o no? E un gruppo di dipendenti, manager importantissimi, ma pur sempre dipendenti, può fare ciò che vuole maneggiando con spregiudicatezza cifre che fanno paura al solo pensiero?

L’opinione pubblica non può essere richiamata all’attenzione solo per i pochi giorni – di campagna elettorale – che servono a conoscere una versione parziale dei fatti e poi lasciata all’oscuro di tutto. Come se Mussari, Vigni e la banda del 5% fossero solo un gruppetto di mariuoli che nel mettere a segno operazioni di cui non capivano nemmeno bene il senso – vedi i derivati -, sono stati fregati da altri squali della finanza, al punto da andarsene e lasciare in cassaforte le prove. Sembra incredibile.

E i sei milioni sequestrati l’altro ieri? E il Cda? E la Fondazione? E il Pd senese cos’è? Possibile che comandi su quello nazionale, tanto da essere lui a gestire e a organizzare tutto il potere. Fino a comandare una banca legata in modo indissolubile ad un territorio ristretto come quello della provincia toscana?

David Rossi il manager suicidatosi ieri, era nato nel 1961 a Siena (contrada della Lupa), era portavoce del sindaco di Siena Piccini (Ds), prima di arrivare alla Fondazione di Mps con Mussari e di essere nominato tra l’altro vicepresidente del Centro di arte e cultura di palazzo Te. Il 19 febbraio i suoi uffici vengono perquisiti, lo stesso giorno viene perquisito anche l’ufficio di Mussari. Ora cosa sia stato trovato non si sa e forse non lo sapremo. Ma, ammesso che non si fosse trovato nulla, è lecito chiedersi come mai le perquisizioni vengono fatte il 19 febbraio? Dopo mesi che non si parla d’altro? Anche un cretino avrebbe buttato via ogni cosa.

Del resto ricordate la questione poco chiara – da non far dormire sereni la notte – dei rapporti tra Consob e Bankitalia? Ovvero i controlli? Come erano i rapporti tra istituto e authority? Possibile non si siano accorti di nulla? Cosa altro dobbiamo aspettarci? E quanti sono i miliardi di buco di Monte dei Paschi? Quanti davvero? E perché , in alcuni esperti, sta salendo il timore che la storia dei derivati non sia finita qui e i complicatissimi strumenti di ingegneria finanziaria siano altrove…magari nella stessa pancia delle banche?

Qualcuno risponda.

Comments

  1. giuseppe

    Concordo in tutto io non ho creduto neppure un attimo al suicidio. Chi si vuole suicidare o non lascia nulla o lascia uno scritto chiaro ed esplicativo del suo gesto. Magari chiedendo perdono ai famigliari: Aveva mica intenzione di parlare coi pm???!!! gettare uno dalla finestra non è difficile e non lascia tracce di violenza visto che si sfracella al suolo.

  2. Ho letto che ci sono molti comuni quasi falliti per l’acquisto di derivati ,si dovrebbero rendere pubblici l’elenco dei sindaci chiamati in causa!