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Diritto di critica | September 18, 2020

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Scorie Nucleari nei cinghiali in Piemonte

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Tracce di cesio 137, un isotopo radioattivo rilasciato dalle centrali nucleari, sono state trovate in decine di cinghiali dei boschi della Valsesia, in provincia di Vercelli. Le prede della stagione di caccia 2012-2013 non sarebbero “un rischio per la salute”, per la bassa concentrazione (comunque oltre soglia massima tollerabile): mistero sulle fonti di contaminazione. Si tratta solo di residui ventennali di Chernobil? Oppure in Piemonte ci sono fughe di scorie radioattive dalla centrale di Trino (VC)?

Due referendum contro il nucleare non bastano per dormire sonni tranquilli. Se le 4 centrali nucleari del nostro Paese sono state dismesse ormai da vent’anni, così non è per le scorie radioattive: continuano a saltar fuori e a circolare. L’ultimo caso riguarda il Piemonte, che in provincia di Vercelli ospita(va) la centrale Enrico Fermi di Trino. Un impianto da 260 MW, all’epoca della sua costruzione la più potente del mondo. In Valsesia 27 cinghiali uccisi nella stagione di caccia presentano tracce oltre la soglia limite di scorie radioattive, in particolare del Cesio 137, prodotto proprio dalla fissione nucleare.

Il ministro della salute Renato Balduzzi rassicura, “si tratta di livelli non pericolosi per l’uomo”, ma ha comunque allertato i carabinieri del Nas e Noe, che insieme alla Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti coordineranno tutti gli accertamenti. E’ però grave derubricare il problema. Secondo Balduzzi, l’ipotesi più probabile è che il cesio dei cinghiali venga da Chernobil, dalla ricaduta della nube radioattiva del 1986. I cinghiali l’avrebbero assorbita negli ultimi trent’anni nei boschi alpini della Valle. Una spiegazione che convince anche diversi ambientalisti di Legambiente.

Per altri, invece, esiste il rischio di fuga di scorie nucleari. La vicinanza tra la Valsesia e la centrale nucleare di Trino fa sospettare un collegamento: nei depositi dell’impianto fermo dal 1990 potrebbero ancora esserci scorie radioattive. O peggio: potrebbe essere stata “interrotta” la via legale di smaltimento dei rifiuti tossici della centrale, affidati all’azienda Sogin Spa. Non sarebbe il primo traffico di rifiuti tossici nel nostro Paese, e nemmeno il primo caso in Nord Italia. Come dice Coldiretti, “occorre estendere immediatamente le analisi ad altri animali selvatici della zona e fare al più presto chiarezza sulle fonti di contaminazioni”.