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Diritto di critica | September 19, 2020

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Fukushima, crisi e paure sul ritorno del nucleare

fukushimaTornare al nucleare? Per il minuto di silenzio che ha commemorato ieri le 19mila vittime del disatro di Fukushima, i pensieri dei giapponesi si sono fermati. Ma solo per un minuto. Già il momento dopo l’intero Paese è tornato a ribollire di dubbi, di paura e di incertezze. Mentre il governo sta riaccendendo gradualmente i 53 reattori nucleari fermati subito dopo l’Onda del 2011, il 70% dei cittadini si dice contrario al nucleare: anzi, ne chiede la dismissione definitiva. Ma 70% è la stessa percentuale di elettori che ha sostenuto il governo Abe, eletto l’anno scorso, con un programma economico basato sulla riattivazione delle centrali nucleari esistenti e la costruzione di altri 2 impianti futuristici.

Sicurezza nucleare o economica? Migliaia di attivisti anti-nucleare in piazza, migliaia di giapponesi spaventati dalla povertà nelle urne. La crisi iniziata a Fukushima non è mai finita, e il Giappone è molto lontano dal riprendersi. Il Governo ha lanciato una campagna di nazionalizzazione dei consumi: “Made in New Japan”, s’intitola, e chiede alla gente di acquistare prodotti nazionali per ridurre le importazioni. Con uno yen molto debole, su cui interviene costantemente la Banca del Giappone con sforzi enormi, l’unica via sembra quindi essere il marketing.

La ricostruzione in alto mare. Sono circa 315mila gli sfollati che vivono in alloggi temporanei a 2 anni di distanza dalla tragedia, secondo i dati dell’Agenzia per la ricostruzione aggiornati a inizio febbraio. Circa 57 mila persone hanno lasciato la prefettura di Fukushima a causa dei timori sulle radiazioni, nonostante il governo spergiuri da oltre un anno sulla stabilizzazione dei reattori danneggiati della centrale.

Una piccola città di gente dispersa per il Paese, che chiede al Governo un risarcimento per i danni: non solo per quanto hanno perso, ma anche per i tempi lunghissimi della ricostruzione. Lo tsunami, inoltre, ha causato 27,6 milioni di tonnellate di detriti lungo la costa delle prefetture di Miyagi, Iwate e Fukushima. Il governo ne ha annunciato il completo smaltimento entro la fine di marzo 2014, cioè un anno da adesso: ma finora soltanto il 46% dei detriti dell’esplosione è stato smaltito, e appena il 18% di quelli causati dallo tsunami.