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Diritto di critica | September 27, 2020

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Maroni confermato segretario ma Bossi lo boccia

Maroni confermato segretario ma Bossi lo boccia

Bossi e Maroni

di Alessandro Conte

Roberto Maroni resta alla guida del Carroccio, ma non con il consenso di tutti. Non all’unanimità come erroneamente riporta la nota di via Bellerio: fonti ben informate, infatti, riferiscono che l’unico ad aver votato per le dimissioni di Maroni sia stato Umberto Bossi. Nonostante questa parvenza di uniformità, la Lega Nord sembra aver perso l’aura che circondava il “cerchio magico”. La base pare non abbia digerito il fatto che Maroni abbia aderito ad un gruppo consigliare diverso dalla Lega, proprio come prevede lo Statuto del Carroccio. Per questo, conti alla mano un buon 3% di quel famoso 4% racimolato alle ultime elezioni, non rivoterebbe Lega Nord. Per lo meno questa Lega.

Il retroscena della riconferma. Confermato da tutti ma non da Umberto Bossi. La notizia trapela da fonti ben informate dopo che il consiglio federale ieri ha respinto le dimissioni del segretario di partito Roberto Maroni confermandolo alla guida del Carroccio fino al 2015. La nota del consiglio ha motivato la scelta adducendo la necessità di assicurare stabilità e unità al partito e l’obiettivo di dare rapida attuazione al progetto della macroregione del Nord. Ma non c’è stata l’unanimità. Il padre fondatore, Umberto Bossi, è stato l’unico a votare a favore delle dimissioni di Maroni, che più volte ha affermato di non voler stare su due poltrone, qualora fosse stato eletto governatore della Lombardia.

La serata delle scope. “Le ramazze sono servite solo a ‘scopare’ chi non era in linea con lui”. Commenta così un illustre esponente della Lega Nord all’indomani della riconferma di Roberto Maroni alla guida del Carroccio. Il 10 aprile scorso, a Bergamo, al grido di “pulizia, pulizia” militanti e reggenti del movimento si riunirono per avviare quel processo di riforma che si rendeva necessario dopo le inchieste giudiziarie che avevano squassato il Carroccio. L’approdo di Maroni al timone di via Bellerio, sull’onda dell’indignazione per il caso Belsito e la scomoda questione “Trota”, ha spazzato via gradualmente l’anima bossiana, salvo lasciare in sella ed eleggere diversi indagati in Regione, da Massimiliano Romeo a Fabrizio Cecchetti.

L’anima lombardo-veneta. L’auspicata evoluzione e riscossa della Lega riparte dalla doppia anima che la contraddistingue. Il sentire dei veneti, sotto il quale sono compatti anche parte dei bresciani, è più indipendentista rispetto all’ala lombarda, che oggi si è stretta attorno a Maroni ed è diventata ancor più filo-berlusconiana. L’elezione al Pirellone, benedetta dal rinnovato sodalizio Maroni-Cavaliere, si iscrive infatti nell’antica amicizia che lega Bobo all’uomo di Arcore, fin da quando nel ’94 non uscì dalla maggioranza di governo. L’asse lombardo-veneto per il rinnovamento, sulla scorta delle continue teorie evolutive esternate da Flavio Tosi e avallate, secondo i ben informati, dallo stesso Maroni, va nella direzione del progressivo smantellamento dei valori di Pontida. Una deriva che snatura l’anima dura e pura della prima Lega di Bossi.

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