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Diritto di critica | September 26, 2020

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"Siamo caduti nella trappola", i 5 stelle fanno "mea culpa"

Piero GrassoLa trappola di Bersani è scattata. Probabilmente non basterà a spingere il MoVimento 5 Stelle – in preda ad uno scontro interno tra “massimalisti” e “dialoganti” – a votare la fiducia ad un governo guidato dal segretario Pd. Ma l’elezione dei presidenti di Camera e Senato con la proposta da parte del Pd di due figure di livello e lontane dagli apparati di partito, ha dimostrato, almeno al Senato, che il MoVimento non è affatto monolitico e che, di fronte alla scelta tra Piero Grasso e Renato Schifani, non vale il matra grillino “sono tutti uguali”.

Boldrini e Grasso, “Non sono tutti uguali”. Uguali non lo sono per nulla. Anzi, erano decenni che il Parlamento italiano non fosse guidato da figure così prestigiose. Laura Boldrini è stata per anni la portavoce in Italia dell’Alto rappresentante delle Nazioni Unite per i rifugiati, mentre Piero Grasso è stato per sette anni procuratore nazione anti-mafia. La prima eletta tra le fila di Sel, l’altro tra quelle del Pd. Entrambi due figure lontane dalla politica ma prestate ad essa. Le figure adatte, secondo Bersani, per aprire uno squarcio tra i 5 stelle.

I 5 stelle nel panico. E da una tempesta in un bicchier d’acqua, lo scontro interno al MoVimento è diventata una vera e propria bufera in mare aperto, soprattutto dopo l’intervento del grande capo Beppe Grillo che ha “scomunicato” gli “eretici”, dopo che lo stesso Vito Crimi, capogruppo dei 5 stelle al Senato, aveva cercato di minimizzare l’acceso dibattito tra i senatori del MoVimento, spiegando che c’era l’unanimità di bloccare la rielezione di Schifani. Ma dopo le parole di Grillo, Crimi ha fatto un passo indietro: “Siamo caduti in una trappola, è inutile nasconderlo, dei vecchi volponi della politica. Avremmo dovuto capirlo subito, ma noi siamo così, ingenui”.

Qualcosa è cambiato. Se è vero che una breccia tra i 5 stelle è stata aperta, soprattutto al Senato, bisogna anche riconoscere il fatto che senza la presenza così massiccia del MoVimento in Parlamento probabilmente né la Boldrini, né Grasso sarebbero mai stati eletti. Di nomi il Pd ne aveva fatti due: Dario Franceschini alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato. Il primo sarebbe stato sicuramente eletto, mentre la seconda avrebbe trovato la sconfitta di misura contro uno Schifani che avrebbe potuto trovare l’appoggio di qualche montiano. Quindi, se è vero che Bersani può cantare vittoria, il vero vincitore è il MoVimento che deve essere contento di aver già ottenuto un cambiamento.

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Comments

  1. ErPanfi

    E la roba figa è che ancora non se ne rendono conto :-( mi dispiace davvero che si appendano ai cavilli infranti senza guardare il risultato…come mi dispiace ancor di più che, per sventolare in continuazione la bandiera della “guerra senza quartiere”, non si rendano conto di poter pesare percettibilmente nelle scelte più costruttive