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Diritto di critica | August 21, 2019

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Bersani tenta l'impresa impossibile (o quasi) - Diritto di critica

Bersani tenta l’impresa impossibile (o quasi)

BersaniChe rischi, signor segretario. Per Pier Luigi Bersani, neo premier incaricato, la strada scelta è quella più pericolosa. Il leader del Pd sta giocando il tutto per tutto, percorrendo un sentiero sull’orlo del precipizio. “La situazione è grave, serve un miracolo”, ha dichiarato. Giovedì prossimo potrebbe dire addio a qualsiasi possibilità di sedere a Palazzo Chigi e perdere definitivamente il controllo di un partito che guarda già al “dopo”. Ma soprattutto, al di là del Risiko giocato tra Berlusconi, Bersani e Grillo, il rischio è quello di non vedere in carica un governo che possa guidare, nella pienezza dei suoi poteri, il Paese in una situazione così complicata e difficile.

Bersani sull’orlo del precipizio. La strategia di Bersani non è valutabile al momento. Avrebbe potuto rinunciare da subito e tentare di affidare la possibile formazione del governo ad una figura terza della società civile o ad un esponente dell’area del centro-sinistra che piace anche al centro-destra. Giuliano Amato, per esempio, sarebbe potuto essere il giusto “ponte” per ricevere una fiducia a tempo per permettere ad un governo di entrare nel pieno dei suoi poteri. Ma Bersani ha cercato la linea dura, anche per marcare la sua leadership sul partito. Ma adesso se fallirà, verrà estromesso da qualsiasi decisione futura.

Manca la spinta mediatica. L’errore più grosso di Bersani è quello di non aver giocato – almeno finora – la carta mediatica. Se è vero che i governi si fanno in Parlamento, vent’anni di berlusconismo dovrebbero aver insegnato ai comunicatori del Pd che la pressione mediatica è forse ancora più importante. Il segretario Pd, subito dopo il voto, era partito con il piede giusto. Era riuscito a mettere il MoVimento di Grillo con le spalle al muro: otto punti programmatici condivisi: “Chi non mi appoggerà si assumerà la responsabilità politica”. Su questo 5 stelle si erano divisi (non tanto in Aula, piuttosto tra la base). Ma poi Bersani non ha affondato il coltello fino in fondo. Sarebbe bastato andare in tv (magari con l’ausilio di un Fassina o di un Civati) a spiegare gli otto punti, sottolineando che sono le riforme necessarie per il “cambiamento che vuole il Paese”. Nulla.

Caccia grossa al (futuro) traditore. Nonostante tutto, Bersani può ancora sperare nell’aiuto di alcuni 5 stelle. Infatti, alcuni esponenti del MoVimento hanno lasciato trapelare un certo fastidio nei confronti della linea oltranzista di Grillo. “Così rischiamo di perdere il nostro appuntamento con la storia”, avrebbe dichiarato qualche anonimo parlamentare a 5 stelle ad alcuni cronisti. Il timore, infatti, è che una ventina tra deputati e senatori siano pronti a votare la fiducia a Bersani. Un numero non sufficiente per garantire – insieme a Sel e al Pd – la maggioranza necessaria al Senato. Ma è sintomatico del fatto che nel MoVimento c’è maretta. Lo stesso Grillo ha scritto ai due capigruppo: “Voglio i nomi dei dissidenti”. Iniziano le epurazioni.