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Diritto di critica | September 22, 2019

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Cina, la morte è nell’aria. Un milione e 200mila vittime per l'inquinamento

Cina, la morte è nell’aria. Un milione e 200mila vittime per l’inquinamento

Inquinamento in CinaLa Cina ha ratificato il protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni responsabili del riscaldamento globale, anche se – ed è davvero paradossale – non ha vincoli restrittivi, non essendo ritenuta partecipe della forte industrializzazione globale degli ultimi 50 anni. Forse, allora non c’è da stupirsi se i suoi cieli non siano esempio di purezza. Tuttavia, se la rivista inglese The Lancet non avesse pubblicato uno studio sull’argomento, nessuno avrebbe potuto pensare che solo nel 2010 i cinesi morti per inquinamento fossero un milione e duecentomila.

Una “nebbia” killer. Da solo il colosso asiatico detiene il 40% del totale delle morti da inquinamento, un dato agghiacciante che ridimensiona anche i 620 mila decessi registrati nello stesso anno in India. I cieli delle città cinesi sono arrivati al punto di essere velati in modo permanente da un pulviscolo inquinante che impedisce una chiara visibilità. Il fenomeno si deve al Pm 2,5, particelle inquinanti del diametro di 2,5 micron dannosissime per le vie respiratorie. L’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, fissa a 20 il massimo livello consigliato per metro cubo d’aria, ma in Cina le proporzioni sono da brividi. A Pechino il livello massimo di Pm 2,5 toccato a metà gennaio è stato di 755, mentre in tutto il mese si è attestato a 500 e la media complessiva è di 300.

Qualcosa si muove. Qualcosa sta cambiando anche in Cina, però, e l’inverno appena trascorso ha aperto un grande dibattito sull’inquinamento. Tanto che addirittura i tremila deputati dell’Assemblea del Popolo che solitamente vistano senza aggiungere nulla alle decisioni del gruppo dirigente con 850 no e 140 astensioni hanno espresso il loro dissenso sulla commissione ambientale. Il governo ha promesso di invertire la rotta e il premier Li Keqiang ha sostenuto la necessità di una maggiore attenzione, ma spesso alle promesse governative non seguono controlli efficaci e questo i cinesi lo sanno fin troppo bene.

Le cose non dette. Infatti, non c’è solo l’inquinamento dell’aria a destare preoccupazione. Anzi, i maggiori dubbi sono su quello che le autorità fanno e non dicono. In Cina epidemie e malattie mai registrate prima si susseguono e spesso vengono rese note solo ad epidemia iniziata. A Shanghai, proprio in questi giorni, un nuovo ceppo di aviaria, l’H7N9, ha già prodotto due morti e altre quattro persone sono gravissime. Ma la scoperta che ha scioccato profondamente l’opinione pubblica è quella, nel fiume che sostiene la ragnatela idrica della regione di Shanghai, di 16 mila maiali in putrefazione, mentre nel fiume di un’altra regione sono state ripescate centinaia di anatre. Quali sono le cause della morte di un numero così elevato di animali? Chi li ha buttati in acqua e perché? Nessuno lo sa. Le autorità si limitano a rassicurare – sembra una battuta – la popolazione impaurita, constatando che la qualità delle acque non è risultata alterata.

Voi vi fidereste?