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Diritto di critica | July 12, 2020

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Adesso basta, serve un governo

Adesso basta, serve un governo

toto«Abbiamo bisogno di un governo in tempi immediati anche per non perdere il treno della ripresa, che per ora si vede soprattutto negli Stati Uniti: Confindustria e io personalmente lo stiamo dicendo dal 26 febbraio. I problemi dell’economia reale sono prioritari su qualunque altro problema politico-istituzionale».

L’appello del numero uno di Confindustria, Squinzi, è quanto di più pragmatico possa esserci in questo panorama politico post-apocalittico, dove gli eletti giocano a rimbalzino con il Paese. Da una parte il Partito democratico si è reso conto troppo tardi di aver perso le elezioni de facto, non essendo riuscito a vivere di rendita su un consenso che pure aveva. Dall’altra il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto otto milioni di voti ma invece di risultare davvero decisivo alle sorti del Paese, costringendo Bersani a seguire l’agenda politica M5S, resta fermo, immobile, e si appella alla presunta coerenza di un rifiuto di qualsiasi alleanza. Per tacer di Berlusconi che – vero vincitore – ha fatto la parte di quello che si siede sul greto del fiume e attende il passaggio dei cadaveri dei nemici.

Mentre i suddetti politici mettono in scena il loro personalissimo giuoco delle parti, il Paese va a rotoli. E non ci sono solo i suicidi quasi quotidiani, uno stillicidio che non sembra impressionare chi dovrebbe impegnarsi in un governo, ma a rischiare il tracollo sono le imprese, il vero motore dell’economia, capaci di offrire lavoro (i dati della disoccupazione giovanile in questo sono un chiaro e ulteriore allarme) e riattivare il circuito virtuoso dei consumi. Tra un calo degli ordinativi e la stretta del credito bancario (nonostante i prestiti a tasso agevolatissimo erogati dalla BCE), il tessuto economico italiano è ormai allo stremo. E se il Paese crolla sotto il peso dell’immobilismo politico, servirà a poco attribuire responsabilità politiche a chicchessia.

Certo, lo sblocco dei 40 miliardi è già qualcosa ma – sottolinea Squinzi – il debito complessivo è il triplo dei rimborsi: «Tra niente e qualcosa è meglio qualcosa, ma bisogna metterci mano subito» perché la massa del debito «è probabilmente almeno tre volte i 40 miliardi, che peraltro vengono dati in forma molto diluita e complicata». Urge quindi fare in fretta. E non per la politica ma per il Paese. Chi ha idee le metta in campo con coraggio, se davvero vuole governare e non solo sedersi su una poltrona. I partiti facciano accordi nel bene del Paese. L’alternativa è la stagnazione: l’impaludamento di un Paese e di intere generazioni.