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Diritto di critica | October 15, 2019

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RCS ricapitalizza, Della Valle tenta affondo

Corriere della Sera, è il momento di Della Valle?

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Scritto per noi da Francesco Rossi

I soci RCS alla resa dei conti, e Della Valle lancia l’ennesimo affondo contro il “salotto buono” di Mediobanca. Intanto l’azienda è al collasso: 500 milioni di perdite, quasi 600 di debiti, 10 periodici in vendita, 800 esuberi e 110 giornalisti del Corriere della Sera che rischiano il posto.

“I soliti noti tenteranno ancora di comandare in penombra, investendo molto poco e rischiando praticamente nulla”. Non conosce mezzi termini, Diego Della Valle, quando deve sparare a zero sull’elite del capitalismo italiano, quel “salotto buono” che ruota attorno a Mediobanca e da cui si sente distante. Stavolta il terreno di scontro è RCS, la casa editrice del Corriere della Sera.

RCS alla resa dei conti. L’occasione per l’ultima invettiva del re delle scarpe “made in Italy” è stato il board di RCS chiamato ad approvare il piano di ristrutturazione aziendale. L’ad Pietro Scott Jovine, aveva preannunciato lacrime e sangue, e così è stato. Il gruppo editoriale deve mettersi a dieta: 10 periodici verranno venduti, 800 persone mandate a casa, il Corriere della Sera rischia di perdere 110 giornalisti (su 350). Il bilancio 2012 parla chiaro: 510 milioni di euro di perdite (nel 2011 erano 332). Serve un aumento di capitale da 600 milioni (400 subito e 200 tra qualche mese). Nel frattempo è stato anche ridiscusso il debito con le banche: 575 milioni rifinanziati da Mediobanca, Unicredit, Intesa, Bpm, e Ubi.

La proposta, però, non è piaciuta a Della Valle: il grosso del rifinanziamento chiesto all’Assemblea dei soci finirà per ripagare il debito delle banche, le stesse che controllano RCS attraverso il patto di sindacato. Il conflitto d’interesse è palese, visto che lo stesso rappresentante di Bpm, il presidente Andrea Bonomi, ha lasciato l’assemblea al momento del voto. Una trasparenza che non ha sfiorato Mediobanca e Intesa, ben più pesanti nel patto di sindacato. Diego Della Valle propone una soluzione diversa: scioglimento del patto (da cui è uscito un anno fa, in polemica con la dirigenza) ed apertura all’ingresso di nuovi azionisti forti.

Il “Corriere” che verrà. Ma la ricapitalizzazione si farà e ne uscirà una nuova leadership. D’altronde RCS significa Corriere della Sera, ed il più importante quotidiano italiano è da sempre un boccone prelibato per chiunque voglia “contare qualcosa”. FIAT e Intesa, già azionisti e membri del patto, aumenteranno le loro quote, oggi pari rispettivamente al 10,3% e al 4,9%. La linea editoriale di via Solferino virerà probabilmente in favore del Lingotto, già detentore della testata La Stampa di Torino. E se Unipol-Fonsai (assicurazioni), Pirelli e Mediobanca rimarranno a guardare, gli ormai vetusti Benetton e le Assicurazioni Generali si sfileranno abbassando la loro quota.

Della Valle non ha ancora fatto sapere le sue intenzioni. Non ricapitalizzare, però, per lui, significherebbe mollare la presa. L’ennesima sconfitta dopo l’addio al patto e le dimissioni dal CdA di Generali, sempre a causa di uno scontro interno con Mediobanca&Co. Probabilmente rilancerà, accrescendo la propria quota. Una prova di forza per poi presentarsi alla trattativa in una posizione di vantaggio. A quel punto delle due l’una: il “salotto buono” riuscirà, ancora una volta, a salvare sé stesso, oppure il capitalismo italiano dovrà fare i conti con nuovi equilibri di potere. Rien va plus.