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Diritto di critica | October 29, 2020

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Solo Rodotà può spaccare il Pd

Stefano RodotàCome avevamo anticipato, alla fine il candidato 5 Stelle al Quirinale sarà Stefano Rodotà. La Gabanelli ha rinunciato, come era prevedibile. E lo stesso ha fatto Gino Strada. Peccato solo che per l’elezione del capo dello Stato non esistano candidature e nemmeno rinunce prima ancora di essere eletti. Insomma, il voto popolare (se così possiamo chiamarlo) non verrà rispettato. E dietro la facciata della democrazia 2.0 c’è stata l’astuta mossa di Beppe Grillo che ha messo in campo l’unico nome tra quelli comparsi alle “Quirinarie” in grado di sparigliare le carte.

Rodotà metterà in crisi il Pd. Milena Gabanelli non avrebbe avuto chance di vittoria, mettiamolo subito in chiaro. E lo stesso si può dire per Gino Strada. Quindi, obbligare i propri parlamentari e delegati regionali a votare uno di questi due nomi, spingerebbe il MoVimento – per l’ennesima volta – verso l’isolazionismo oltre che rischiare di spaccarlo sul nome di Romano Prodi. Ma l’aria ai vertici di M5S è cambiata e Grillo vuole giocare una partita non accontentandosi di segnare il gol della bandiera. Due giorni fa l’apertura al Pd per votare il candidato a 5 stelle. Poi ieri il nome – che già circolava da alcuni giorni – di Rodotà, persona al di sopra delle parti che può piacere a molti, da Sel fino a Monti, passando ovviamente per il Pd.

Aprire ai democratici o spaccarli. Rodotà, quindi, potrebbe essere l’uomo giusto per mettere in crisi l’accordo Pd-Pdl per un uomo di sinistra al Quirinale, che però possa rappresentare una garanzia per Silvio Berlusconi. Così, ora la situazione si fa più complicata. Soprattutto ora che Franco Marini, ex presidente del Senato è il candidato ufficiale di questo accordo. Ma i renziani nel Pd potrebbero non votarlo e indirizzare la propria preferenza verso un altro “papabile” come Romano Prodi o, visto che è stato tirato in ballo, Stefano Rodotà. Anzi, l’annuncio di Renzi di ieri sera (“Non votiamo Marini, ve lo immaginate con Obama?”) preannuncia già una spaccatura del Pd. È chiaro, quindi, che l’intenzione di Grillo ora, dopo aver lasciato Bersani in balia di Berlusconi, è di riaprire il dialogo con il Pd, tirandolo per la giacchetta. Ma se il vertice democratico si ostinasse a cercare l’accordo con il Pdl, il rischio potrebbe essere proprio quello di spaccare il Partito democratico anche con l’aiuto del sindaco di Firenze. A quel punto sarebbe per Grillo il primo risultato politico concreto dopo nemmeno due mesi dal voto.

“Un uomo della Casta”, anzi no. E pensare che Stefano Rodotà era stato oggetto di ben due attacchi sul blog di Grillo nel 2010 sulla sua pensione “d’oro” da parlamentare: 8.455 euro lordi al mese. Il comico genovese concludeva il suo post del 6 luglio 2010: “I parlamentari di oggi e di ieri prendono la pensione per noi. Perché ci si senta più buoni e molto coglioni”. Insomma ieri Rodotà era un uomo della casta. Oggi magicamente non lo è più. Real politik a 5 Stelle.