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Diritto di critica | December 11, 2018

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Napolitano rieletto. E' la fine della politica

Napolitano rieletto. E’ la fine della politica

NapolitanoUn fallimento della politica. La scelta di ricorrere all’ “usato sicuro” Giorgio Napolitano dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’incapacità della politica italiana di decidere e di guidare il Paese. Non so se francamente si possa parlare di crisi della democrazia ma certamente è preoccupante questa situazione ingenerata da una legge elettorale folle e dall’incapacità della classe dirigente di centro-sinistra di mettere da parte beghe di partito per il bene del Paese.

L’Italia sulle spalle di un uomo solo. Ora, un uomo di 88 anni si caricherà sulle spalle il peso di un paese allo sbando. Tenterà di guidarlo fuori dal guado, senza più avere le mani legate come finora ha avuto a causa del “semestre bianco”. Questo significa che adesso il Presidente della Repubblica appena riconfermato potrà utilizzare il potere di sciogliere le Camere se queste si rivelassero incapaci di decidere e trovare un governo a questo Paese. Ma anche le elezioni anticipate potrebbero non essere una soluzione vista la frammentazione nell’elettorato. Meglio, prima di guardare alle urne, provare a mettere in piedi un governo di scopo per cambiare la legge elettorale e fare rapidamente alcune riforme economiche condivise.

Il Pd a pezzi. Il Pd salva, con Napolitano, il salvabile. Ben poco, però. Ritrova un’unità di facciata prendendo una non-decisione, come direbbe Beppe Grillo. E se ieri sera tra le fila del Pd scorrevano lacrime amare – alcuni parlamentari M5S giurano di aver visto alcuni democratici letteralmente disperati -, anche i 5 stelle, soprattutto l’anima più dialogante purtroppo non può cantare vittoria. Stefano Rodotà – persona rispettabilissima e con tutti i requisiti per correre per il Quirinale – non ce l’ha fatta. Grillo sperava, con questo nome, di cambiare i rapporti di forza in Parlamento: se il Pd lo avesse votato compattamente si sarebbe aperta una fase nuova per un governo di centro-sinistra con (almeno) l’appoggio esterno del MoVimento. Oppure, se la dirigenza Pd avesse optato per un altro nome, tentare di spaccare i democratici. Un “metodo Grasso” al contrario. Tuttavia il Pd non si è spaccato certo per la presenza di Rodotà che pure piaceva a molti. Non è servito Grillo, è stato sufficiente Bersani e la sua miopia politica. D’altronde se il centro-sinistra non è stato in grado di governare quando in Parlamento aveva i numeri, era immaginabile che non sarebbe riuscito a far eleggere un proprio candidato (un nuovo candidato, si intende) al Quirinale.

La mezza sconfitta di Grillo che invoca il colpo di Stato. Così, Grillo ne esce in parte sconfitto. Ora, dopo non essere riuscito a far eleggere il proprio candidato grida al colpo di Stato in base ad una presunta acclamazione popolare sul nome di Rodotà che non sarebbe stata rispettata dal Palazzo. Ma a quale volontà popolare Grillo faccia riferimento è un mistero. Parla delle Quirinarie dove Rodotà è stato votato da circa 10mila iscritti al MoVimento, oppure ai sondaggi? Ma in democrazia il voto si esprime nell’urna e non in piazza. Qualcuno glielo spieghi.

Verso il ritorno di Berlusconi. Così, incredibile ma vero, per questo Paese non rimane altra scelta, in attesa di una candidatura di Matteo Renzi (in quale forma è da comprendere e valutare), che il ritorno di Silvio Berlusconi che ha per lo meno dimostrato di riuscire a garantire una stabilità politica, pur se rappresenta l’anima più conservatrice di questo Paese in un momento in cui sarebbero necessarie decisioni coraggiose e strade nuove.

  • grillo ne esce sconfitto? Forse nell’immediato, con l’imminente accrdo cdx-csx per il governo. Ma la detonazione del pd e l'”inciucio” che grillo aveva per mesi preconizzato e che ora diventa realtà sono tutta linfa per il m5s. Il voto friulano potrà essere illuminante

  • Pingback: La rielezione di Napolitano è incostituzionale? | Diritto di critica()

  • PaoloRibichini

    Berlusconi ha garantito stabilità politica, al di là del giudizio che ognuno di noi può avere sul suo operato. Il fatto che si sia dimesso dopo 4 anni di governo non vuol dire nulla in Italia, visto che la media di durata dei governi nella prima repubblica era di un anno e mezzo. Un conservatore può essere anche un populista. Sono due termini che non confliggono in alcun modo. Dove eravamo negli ultimi due anni? Qui, purtroppo. Qui a raccontare l’Italia. Basterebbe rileggere l’archivio di Diritto di critica prima di aprire la bocca e dare fiato alle trombe

    • Parla come Mangi

      A me pare che invece si voglia dare aria ai polmoni aprendo la
      bocca, scollegandosi dalla realtà che non è un’opinione ma è
      piuttosto il risultato dei propri atti. Poi se invece siamo dei
      relativisti a quel punto basta ricordare stiamo perdendo tempo a
      discutere se il bicchiere e mezzo pieno oppure mezzo vuoto. I dati
      inconfutabili su cui tutti concordano sono di una miseria culturale e
      economica diffusa come mai dal dopoguerra si è vista, semmai ciò è
      imputabile, e voglio proprio prendere le sue affermazioni a governi
      stabili che non hanno permesso un’inversione di rotta. Caro lei i
      governi stabili sono molto famosi tra i regimi i quali annoverano tra
      le proprie file i più longevi. Non ci frega di avere a disposizione
      macchine che durano più della nostra vita se non si viene messi in
      condizione di poter acquistare la benzina. Questo è il populismo che
      usa le piazze manipolandole per i propri fini a differenza di coloro
      che le piazze le ascoltano.
      Quello che abbiamo sotto i nostri
      occhi è proprio il risultato delle sue bolle papali dei governi
      stabili, noi abbiamo bisogno di idee, ma viaggino e si concretizzino
      a velocità superiore rispetto al mondo che cambia per meglio
      prevenirsi e ancor meglio comandarlo, indirizzandolo verso i
      traguardi prefissati, e non di governi stabili fini a se stessi che
      portano nessun giovamento alla società, se non quella di essere le
      statistiche del nulla. Le opinioni sono lecite, ma quando si vuole
      sentenziare servono prove e le prove sono figli dei fatti, nulla a
      che vedere come i populisti che ne fanno una sola questione di pelle.

  • Parla come Mangi

    La storia degli ultimi vent’anni l’ha fatta berlusconi e suoi governi assieme al PD cercando di far rivivere un mondo che non esiste più, che ormai è stato consegnato alla storia e gli imprenditori falliti sono frutto di questa illusione mentre negli altri si guardava avanti al punto di ritrovarci a supplicare gli stati emergenti a investire nel nostro paese per incapacità di cogliere opportunità, di stare al passo con i tempi.
    Sono dei reperti archeologici, dei fossile della storia che bisogna presto dimenticare e voltare pagina se si vuole progredire a meno che si intenda diventare, e parte della strada è già stata percorsa, l’anticamera del terzo mondo.