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Diritto di critica | July 2, 2020

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Quegli applausi ipocriti al discorso di Napolitano

napolitanoIL GRAFFIO – Del discorso di insediamento di Napolitano – che ieri ha iniziato il suo secondo mandato – a colpire sono stati soprattutto gli applausi dei parlamentari e degli esponenti di quei partiti che negli anni e nei mesi precedenti la fine del settennato si sono nascosti dietro un dito pur di non fare le riforme necessarie, chieste a gran voce dal capo dello Stato. Ieri l’hanno applaudito proprio nei passaggi in cui Napolitano ha sottolineato quei silenzi e quelle mancanze, responsabili della crisi e dello stallo politico attuali.

– IL DISCORSO INTEGRALE DI GIORGIO NAPOLITANO – LEGGI

Dalla legge elettorale ai costi della politica, i silenzi di Pd e Pdl sono stati tanti e ripetuti, ciascuno mascherato da quel politichese buono per tutte le stagioni (ma soprattutto a prendere tempo), e il risultato è stato che non è mai cambiato nulla. Il Porcellum – con le sue liste bloccate e i candidati scelti dai partiti – faceva comodo a tutti, in primis al Partito democratico, convinto di stravincere con un’ampia maggioranza e per questo immobile – per tacer delle finte moine – nei confronti di una riforma seria e necessaria della legge elettorale. Tutti i partiti a vario titolo, secondo Napolitano, “responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme”. Applausi.

All’inizio del suo secondo mandato, però, Napolitano ha deciso di avvisare i contendenti: se si dovesse trovare di nuovo davanti a “sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato”, non esiterà a “trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. Fuori dalla retorica: dimissioni e dito puntato senza tante scuse contro i responsabili dell’immobilismo. Anche qui sono arrivati applausi scroscianti, quasi una beffa per un presidente affaticato dalla prospettiva di un secondo incarico, del tutto ignorato quando quelle stesse riforme le chiedeva a gran voce, come unica via d’uscita per evitare la crisi politica e depotenziare i grillini che proprio sui costi e sui privilegi della Casta hanno fatto a lungo leva. Gli applausi erano scroscianti.

L’impressione – e come tale va presa con il beneficio del dubbio – è che Giorgio Napolitano poco abbia gradito quell’isterico batter di mani mentre elencava le responsabilità di tutti e ciascuno, inchiodandoli alle loro mancanze: il presidente della Repubblica rampgnava i partiti, loro lo applaudivano uniti (ad eccezione, i 5 Stelle, anch’essi richiamati da Napolitano). Più che un segno d’approvazione sembrava uno sberleffo, una beffa, l’ipocrisia di chi – ancora una volta – ha trovato un parafulmine per sistemare in extremis una situazione che ha contribuito a creare. E adesso applaude, applaude sereno, applaude felice.